Settantacinque anni portati splendidamente, un passato segnato dall’avanguardia, un paese, la Polonia, ricco di cultura e di contraddizioni. Krysztof Penderecki, capostipite degli sperimentatori polacchi ispirati alla “scuola di Darmstadt” è divenuto famoso ai più soprattutto grazie a Stanley Kubrick, che gli chiese di utilizzare alcune sue musiche per la colonna sonora del film Shining. Oggi continua la sua carriera di compositore e direttore d’orchestra come se tanti anni non fossero passati. E proprio in occasione di un suo concerto, tra una prova d’assieme e un panino, siamo riusciti ad intervistarlo.

Non proprio. A quel tempo, noi che vivevamo in Polonia eravamo abbastanza isolati. Verso la fine degli anni’ 50 incontrai per la prima volta Luigi Nono, che venne a visitare il mio paese: è stato, credo, il primo compositore dell’ovest che abbia mai incontrato. In ogni caso, certo, quella è la musica che mi ha influenzato all’epoca, se si aggiungono anche i nomi di Stravinskij, Bartok, Messiaen..
Solo all’inizio, quando ero ancora alla ricerca di un mio stile personale e provavo ad analizzare e a interiorizzare la musica degli altri. A partire dagli anni ’60 e da opere come Anacrusis, Threnody For The Victims Of Hiroshima, Polimorphia, invece, credo che la mia musica sia diventata più personale. Da lì è cominciata la “mia” avanguardia.
No, è stata una casualità. Mi piacevano alcuni lavori di Stockhausen: da Gesang Der Junglinge a Gruppen, ma non sono stati questi ad ispirarmi la musica della Trenodia. E’ stato piuttosto il mio interesse (in quel periodo) per la musica elettronica a spingermi ad esplorare certe soluzioni timbriche. Stavo lavorando in uno studio di elettronica, all’epoca, ed è stata quell’esperienza ciò che più mi ha ispirato a comporre quel brano e a sperimentare un nuovo sound con l’uso di cluster orchestrali.
La Polonia ha sempre rappresentato un eccezione tra i paesi del blocco sovietico. Beh, problemi di censura ce ne sono stati, soprattutto tra la fine degli anni’40 e l’inizio del decennio successivo. Ma ero troppo giovane, allora! Qualche problemino l’ho avuto, soprattutto per le mie composizioni sacre. Ma non perché fossero proibite. Semplicemente, nessuno avrebbe suonato quella musica, all’epoca. Non c’era nessuna persecuzione, comunque, nei riguardi dei musicisti.
Sono cresciuto in una famiglia cattolica e, sai, durante e dopo la guerra, la Chiesa svolse un ruolo importantissimo, appoggiando le battaglie per la libertà, venendo a rappresentare, in Polonia, un’opposizione al potere costituito. In quanto ai testi sacri, per me rappresentano una sorta di ispirazione, sia nel loro senso religioso, sia nel loro essere grande letteratura. Che si sia o meno credenti è difficile non apprezzare la grandezza letteraria di testi come la Bibbia o il Canticum Canticorum.
Non è un musicista che amo! Credo che la mia musica abbia veramente poco a che vedere con la sua. Non mi dispiace ciò che ha scritto: è semplice da ascoltare, piacevole, tuttavia abbiamo una concezione estetica molto differente.
Non saprei davvero cosa si possa intendere per post-modernità, oggi. E’ come se tutto ciò che è venuto dopo gli esperimenti degli anni ’60, appartenesse alla stessa categoria di post-moderno. Credo che la mia musica si sia sviluppata, rispetto a quel periodo, per me estremamente prolifico, ma che era arrivato ad una saturazione. Un bel giorno mi sono detto: “Tutto ciò che potevo fare l’ho fatto, ora potrei solo ripetermi”. Ma questo credo che c’entri ben poco con il concetto di post-modernità..
Vedi, tutto quel materiale, quelle idee, erano già state ampiamente utilizzate e non vedevo alcuna possibilità di farlo ancora. Penso che l’avanguardia propriamente detta si possa racchiudere in una manciata di anni, che vanno dalla fine dei ’50 all’inizio dei ’60, non oltre. Stiamo già parlando di un movimento storicizzato, che ha creato un vero e proprio trauma, ravvisabile ancora oggi nelle giovani generazioni di compositori. Le avanguardie, del resto, sono cicliche: dalla cosiddetta scuola di Vienna (Schoenberg, Berg e Webern) di inizio secolo alla “nostra” avanguardia sono passati un po’ di anni. Oggi siamo ancora in attesa della prossima ventata avanguardista. Me auguro vivamente di non dover aspettare molto.. .
Penso che oggi ci sia una separazione meno netta che in passato tra generi musicali. Popular music, musica sperimentale e musica da film sono molto più vicine di quanto non lo fossero anni fa. Questo potrebbe risultare pericoloso, ma tutto dipende dalle persone, dai musicisti. Anche Mozart ha scritto musica veramente “popular”.
No, purtroppo in quel periodo ero troppo occupato per recarmi a Londra. Ci sentimmo al telefono ed io gli diedi il permesso di fare ciò che voleva con la mia musica. Esattamente quello che fece!
Si tratta di frammenti di una composizione di musica astratta, che associati ad immagini cruente e spaventose (come quella in cui Jack Nicholson sta per uccidere il figlio) mi si sono presentati in una natura totalmente differente, quando li ho ascoltati nel film.
Negli anni ’50 e ’60 ho lavorato alle musiche per alcuni cortometraggi sperimentali, ma si trattava di video di pochi minuti, non ho mai lavorato ad un lungometraggio. In seguito l’idea di lavorare per il cinema mi ha sempre un po’ spaventato. Ho sempre avuto paura di perdere la mia identità mettendo la mia musica al servizio di un film.
In realtà ci siamo incontrati una sola volta, molto brevemente. Gli piaceva la mia musica, ma era interessato ad usare solo alcune idee, non singole composizioni. Io l’ho sempre trovato un musicista dalla mentalità molto aperta.
Mi sono un po’ distaccato da quelli che sono i problemi politici, cerco di vivere la mia vita indipendentemente dagli eventi. Credo, però, che, sotto certi aspetti più strettamente inerenti la musica, le cose siano peggiorate, poiché oggi per la cultura si spende molto meno. Anche se la musica non rischia più di essere utilizzata come strumento di propaganda, come avveniva allora.
Credo che negli ultimi vent’anni la mia musica non sia cambiata molto, penso di aver trovato il mio idioma, che racchiude tutti i periodi della mia vita.
Oh, per tutti noi della generazione degli anni ’50 era semplicemente un genio!
Beh, non lo considero un vero e proprio compositore, piuttosto un innovatore, un filosofo che ha fornito le idee. Non credo fosse in grado davvero di comporre musica, nonostante abbia ispirato molti compositori.
Un grande compositore.
Sono sempre stato molto legato a questo compositore, che ho anche conosciuto e incontrato più volte, anche se non ho mai provato ad imitarne la musica: era uno dei pochi musicisti ad avere un suo stile veramente personale.
Ingegnoso. Forse anche troppo (risata). E’ il signum temporis degli anni ’60, una delle più grandi personalità di quella generazione di musicisti.