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Introduzione
Critica
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John Cassavetes

di ©2005 Teresa Greco
La pulsione vitale e il movimento incessante sono i protagonisti dei film di Cassavetes: antieroi borghesi e disperati, animi disillusi e solitari, alla costante ricerca di una liberazione dalla loro condizione, esseri condannati alla ripetizione dell’azione e del pensiero.

John Cassavetes - Scia d'amore

"I film oggi mostrano soltanto un mondo di sogni e hanno perso contatto con la vita reale. In questo Paese la gente è già morta emozionalmente a 21 anni, forse ancor prima. Come artista, la mia responsabilità consiste nell’ aiutare la gente a superare i 21 anni. I miei film sono un percorso nelle emozioni e nella vita intellettiva, che offrono un possibile modo di evitare il dolore. Il film è un’investigazione sulla vita, un’esplorazione, un continuo interrogarsi sulla gente".
(John Cassavetes)

In questa affermazione è racchiuso il senso dell’opera di John Cassavetes (1929-1989), regista e attore nato a New York da famiglia greca, uno dei padri del cinema indipendente americano dei primi anni ’60.

Spirito libero, sempre in bilico tra produzioni indipendenti e major (ha infatti continuato a lavorare come attore per finanziare i propri film - Rosemary’s Baby di Polanski tra le sue interpretazioni più famose), porta alle estreme conseguenze il Metodo teatrale stanislavskijano: costruisce in progress le sceneggiature dei suoi film sul lavoro attoriale, attraverso un iniziale training di improvvisazione verbale e fisica, con il quale si scovano i punti di contatto corporei e mentali con i personaggi. Questo metodo scaturisce dall’interazione con un team costante di straordinari attori-amici: la moglie Gena Rowlands in primis, Peter Falk, Ben Gazzarra, Seymour Cassel, Cassavetes stesso, e una produzione svincolata da rigidi meccanismi produttivi. Rapporto privilegiato con l’attore, lavoro creativo collettivo, rifiuto di una rigida sottomissione alla tecnica, mix di improvvisazione e scrittura, narrazione libera e ribaltamento dei generi, film a più voci, montaggio discontinuo e in divenire, estrema mobilità di più macchine da presa (soprattutto per le riprese in interni), piani lunghi e primissimi piani: il Cassavetes che piega la tecnica al suo volere è in realtà dotato di profonda intuizione, che gli consente di gestire la macchina da presa al servizio del movimento degli attori e del film.

La pulsione vitale e il movimento incessante sono i protagonisti assoluti dei suoi film, attraverso gli antieroi borghesi e disperati che li popolano: animi disillusi e solitari alla costante ricerca di una liberazione dalla loro condizione (liberazione che sanno essere impossibile), esseri condannati alla ripetizione dell’azione e del pensiero. Il corpo, i gesti, gli sguardi, le smorfie, gli abbracci (più che le parole, che girano a vuoto e abitano i personaggi) sono rivelatori delle emozioni e della comunicazione tra gli esseri che animano i suoi film ; il flusso emozionale, la scia d’amore che lega gli individui è dunque la forma privilegiata di comunicazione usata dal regista.

Non si può sfuggire al dolore e alla disperazione della propria condizione interiore, l’individuo è solo nonostante tutto; la libertà è cercata e agognata con ogni mezzo, attraverso l’alcool, la fuga, la follia, il viaggio (anche interiore), con cui superare le barriere al di là delle quali risiede il rischio assoluto e perciò vitale.

La storia conta poco, quel che importa al regista è mostrare dei personaggi ritratti nel loro ambiente, e i rapporti che essi hanno con il mondo che è loro intorno; sono personaggi volutamente chiusi in interni e qui scrutati nel loro dibattersi e cercare una soluzione ai loro problemi. Quando il film si svolge in esterni, si svela il talento documentaristico di Cassavetes (Gloria e i quartieri del Bronx, le strade di New York colte nel loro ritmo naturale e incessante, gli esterni in Mariti).

L’esordio con Ombre (1959), uno dei manifesti del cinema indipendente, mostra la comunanza con il ritmo sincopato del jazz (la colonna sonora è di Mingus); l’improvvisazione e la corporeità jazzistica sono propri anche dello stile cassavetiano, e sin da questo film, i suoni e i rumori della metropoli diventano parte integrante della colonna sonora. C’è infatti una formidabile fusione tra il suono in presa diretta, la musica e i rumori d’ambiente. Girato in b/n con attori non professionisti, segue tre fratelli neri nelle loro infelici peregrinazioni metropolitane, toccando la questione razziale.

Foto: Gena Rowlands in e Peter Falk in "una moglie"

Volti (’68) , Mariti (’70), Minnie e Moskowitz (’71), Una moglie (’74), la tetralogia sulla borghesia americana e sui rapporti di coppia, è una impietosa disamina sulla famiglia e il matrimonio, l’amicizia, la solitudine nelle metropoli, la follia ordinaria. In Volti è il matrimonio in crisi di una coppia borghese a Los Angeles; i mariti dell’omonimo dramma tentano una illusoria, grottesca e momentanea via di fuga dalla loro vita quotidiana, dopo la morte di un loro caro amico; in Minnie e Moskowitz il tema è la solitudine umana nelle metropoli, e l’incontro amoroso, poco assortito ma significativo, tra una borghese e un proletario. Una moglie (presentato a Venezia nel 1975, segna l’inizio della consacrazione critica e commerciale di Cassavetes) è un film sull’amore e la follia della casalinga Mabel e il disgregarsi del suo matrimonio, come specchio del profondo malessere della società americana.

La sera della prima (1977) presenta il classico tema del doppio, il paradosso dell’attore, tra realtà e finzione: solo sul palcoscenico si ha finalmente il coraggio di rivelarsi e aprirsi, la vita non è altro che finzione, il teatro è dunque catarsi e liberazione.

Leone d’Oro a Venezia nel 1980, Gloria ha la tipica struttura del thriller, ma alla maniera cassavetiana: la vicenda dura pochi giorni, come spesso nei suoi film, pieni di tempi naturali; l’interesse è centrato sul rapporto tra i due protagonisti, la donna e il bambino, in fuga dalla mafia, (im)possibile e bizzarro rapporto madre-figlio, con sullo sfondo una New York indifferente al dramma dei personaggi braccati.

Love Streams – Scia d’amore (1984) , una delle sue analisi più spietate (e la sua ultima sceneggiatura), vede i protagonisti, fratello e sorella, in interni (la villa di lui), in mezzo al vuoto affettivo, nella rappresentazione della mancanza d’amore che sfocia in solitudine e desolazione.

Il cinema di Cassavetes vive di libere rivisitazioni e continuo ribaltamento di generi, dal noir (L’assassinio di un allibratore cinese), al thriller e al gangster-movie (Gloria), alla commedia americana dei Capra, Lubitsch, Wilder (Minnie e Moskowitz, Il grande imbroglio, che altro non è se non una parodia de La fiamma del peccato di Billy Wilder), commedia di cui è erede e sovvertitore, fino all’analisi psicologica di matrice europea alla Bergman.

Il regista dilata i tempi, cambia di continuo i toni come da commedia classica, ma li sovraccarica fino alla tensione più assoluta, creando commedie nevrotiche, con continui picchi e cadute di tono, psicoticamente significative (ne è un esempio Volti) .

Autore da riscoprire, scomparso troppo presto e mai abbastanza rimpianto, Cassavetes lascia un corpus di opere formidabili e un esempio che difficilmente verrà più seguito, anche se non sono mancati negli anni i registi di varia estrazione che si sono ispirati al suo modo di fare cinema (da Martin Scorsese a Olivier Assayas, da Philippe Garrell, a Pedro Almodovar, per fare alcuni nomi), e chi ha tentato la via americana da indipendente, da Lucas e Coppola con la Zoetrope al No Wave Cinema Movement di fine anni ’70 (Amos Poe, Jim Jarmusch, tra gli altri).

“Ci sono alcuni, in questo ambiente, che non amano il mio lavoro, perché non è realizzato cinicamente, non è cool e convenzionale. Si dice che i miei film siano difficili da vedere, che sono esperienze nelle quali si è trascinati, piuttosto che essere divertenti, e questo è vero, ma, ancora una volta, io credo che le emozioni siano molto godibili”.

Filmografia

Shadows (Ombre), 1959
Too Late Blues (Blues di mezzanotte), 1962
A Child Is Waiting (Gli esclusi), 1963
Faces (Volti), 1968
Husbands (Mariti), 1970
Minnie And Moskowitz (Minnie e Moskowitz), 1971
A Woman Under The Influence (Una moglie), 1974
The Killing Of A Chinese Bookie (L’assassinio di un allibratore cinese), 1976
Opening Night (La sera della prima), 1977
Gloria (Gloria - Una notte d’estate), 1980
Love Streams (Love Streams - Scia d’amore), 1984
Big Trouble ( Il grande imbroglio), 1986