Caratteri: [Small] [Medium] [Large]

Michel Gondry

di AA. VV.
L'ultimo film di Gondry è un viaggio nella memoria collettiva rappresentata dal cinema. La libertà espressiva e individuale contro lo strapotere degli studios hollywoodiani.
Locandina del film

Be Kind Rewind – Gli acchiappafilm (di Michel Gondry - USA, 2008)

di Teresa Greco

Un omaggio al pianista jazz afroamericano Fats Waller, presente anche nella colonna sonora, per un viaggio nella memoria collettiva rappresentata dal cinema. La denuncia della progressiva scomparsa dei piccoli videonoleggi a favore delle grosse catene commerciali e l’approppriazione da parte della gente comune del cinema hollywoodiano sono tra i temi dell’ultimo film di Michel Gondry.

Il pretesto è rappresentato dalla rocambolesca smagnetizzazione di una videoteca da parte di un maldestro Jack Black, che porta lui e l’amico Mos Def, commesso del videonoleggio in questione, a dover forzatamente girare, alla loro maniera, mini video amatoriali lo-fi alla Ed Wood per rimpiazzare le videocassette danneggiate.

C’è la satira su Hollywood e i blockbuster (il low budget contro la logica industriale e seriale, la vhs contro il dvd), l’amore per certo cinema Ottanta ma non solo, da Ghostbusters in giù, rivisto in modo ancor più surreale degli originali, scomposto e trattato come ci si potrebbe immaginare secondo l’universo di Gondry. La storia (anche questa volta da lui sceneggiata dopo l’affrancamento da Charlie Kaufman) è al solito un esile pretesto, come già del resto nel precedente L’arte del sogno, per sviluppare le sue trame. Qui il tema non è l’amore ma l’amicizia (tra i due protagonisti), i sentimenti familiari (tra il commesso del negozio e il suo capo, Danny Glover, che lo considera un figlio) e comunitari (la coalizione della gente del quartiere alla notizia della demolizione dello stabile in cui il negozio si trova e la difesa dei video girati), insieme al legame popolare con il cinema ad essere al centro della storia. La magia del mezzo che appartiene a tutti, il voler credere, come gli abitanti del quartiere del piccolo centro newyorkese, nelle illusioni prodotte dal cinema. E l’omaggio a Waller, di cui si sta girando un documentario, è in realtà un’altra illusione, come si scoprirà nel finale, in quanto il musicista non era mai vissuto da quelle parti.

La storia cambia registro più volte, dal comico al farsesco al dramma, celebrando in ultima analisi la libertà espressiva individuale e collettiva, nonostante Hollywood, in sottofinale, costringa i Nostri a recedere dai remake in nome del diritto d’autore. Si ribadisce, se mai ce ne fosse ancora bisogno, il potere dell’immaginazione e della forza creativa (temi assai cari al regista francese), e dell’artigianalità della creazione, quindi della fantasia. Con tanti sottotemi citazionisti da film nel film, dalla presenza della stessa “ghostbuster” Sigourney Weaver camuffata da cattiva ai numerosi richiami dei remake, fino all’autoparodia del film stesso fatta dal regista in uno dei tanti trailer della pellicola (per cui è stato creato un sito apposito - http://www.bekindmovie.com/ - in cui sono presenti anche tutti i mini-rifacimenti). Film a più livelli quindi, che riconferma la poetica di Gondry e la saldezza di un meccanismo narrativo ben girato e diretto.

Jean-Michel Bernard – Be Kind Rewind OST (Naïve / Self, 2 maggio 2008)

di Marco Braggion

Fats Waller che vigila su tutta la colonna sonora con il suo blues uberswing, l’organetto Hammond cassa di risonanza e ricordo di quello che per molti è (stato?) il culto Blues Brothers: queste le coordinate molto approssimate tra cui si muovono gli arrangiamenti di Jean-Michel Bernard per accompagnare musicalmente l’ultimo film di Gondry.

Ma non solo: qualche accenno ai clarinetti di Rota (Train Station, I’m Bill), marching bands, le partecipazioni blackissime di Mos Def (bella le versioni slow-motion di Ain’t Misbehavin’ e I Aint’t Got Nobody) e il blues-funky di Booker T. (Sunny Monday in odore sixties e la versione à la Santana di Lulu’s Back In Town).

Una proposta piena di americanità che starebbe bene in una qualsiasi pellicola di Allen. Da ascoltare anche senza il supporto della visione. (6.5/10)