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La locandina del film

Johnny Guitar (di Nicholas Ray - Usa, 1954)

di Antonello Comunale
"Non ho mai visto una donna che fosse più uomo".

 Johnny Guitar brucia di passione e di un irrefrenabile amore per il cinema: ancora oggi conserva intatte tutte le qualità della poetica di questo piccolo gigante della settima arte, che risponde al nome di Nicholas Ray. L’uomo per cui Godard si espresse in questi termini: “C’è stato il teatro (Griffith), la poesia (Murnau), la pittura (Rossellini), la danza (Eisenstein), la musica (Renoir). Adesso c’è il cinema. E il cinema è Nicholas Ray ”. L’uomo che ha consegnato all’immaginario collettivo James Dean e la gioventù bruciata, l’uomo che continua ad ardere di amore per Joan Crawford finanche nelle sottili pieghe di una storia complessa e articolata come quella di questo western atipico e originale.

Oggetto di culto per generazioni di cinefili, in special modo per i francesi della Nouvelle Vague, che non hanno mancato di citarlo a più riprese, Johnny Guitar è un anti-western, che assorbe tutta la violenza tipica del genere in un dramma dalle tinte noir , pieno di incastri narrativi e personaggi archetipici. Il solido impianto teatrale della prima parte prepara la scena, introduce i personaggi e testa il racconto per il climax finale. Una storia di amore represso e odio corrisposto, che ha più le caratteristiche di un dramma elisabettiano, che non quelle di un classico film sulla frontiera. Joan Crawford è Vienna, la proprietaria di una casa da gioco, che fiuta l’affare del passaggio della ferrovia e resiste alle pressioni degli abitanti del paese, che vorrebbero liberarsi di lei e del suo ingombrante carisma. Johnny Guitar è un vecchio pistolero, ex amante di Vienna, che torna dal passato per ristabilire un legame che non si è mai veramente interrotto. Tra questi due estremi, tutta una galleria di personaggi memorabili, a partire da Emma, inviperita e feroce nemica di Vienna, che le invidia l’amore di Ballerino Kid, un guascone d’antan, che cerca inutilmente di conquistare il cuore della protagonista; il suo compare di venture Bart, un mellifluo e straordinario Ernest Borgnine, il cui corrispettivo sull’altro fronte è il personaggio di John McIvers, un debole uomo di potere, che non riesce a prendere decisioni senza l’influenza di Emma. Vale la pena ricordare anche il dolente e malinconico John Carradine di Tom, che, sebbene in una parte marginale, marchia a fuoco il film con un momento di grande incisione, in cui sembra recitare quasi il manifesto dell’attore caratterista: “ E’ la prima volta che mi sento così importante ” .

Non è un mistero per nessuno che il film viva di tensioni e vincoli che vanno ben oltre la pellicola. C’è, innanzitutto, il vecchio amore che legava Nicholas Ray e Joan Crawford, e la trama del film, così come il personaggio di Johnny Logan. Tutto sembra subire l’influsso di vicende autobiografiche ancora irrisolte. Lo stesso si può dire del rapporto di odio e invidia tra Vienna e Emma, che ha risentito certamente delle tensioni sul set tra le due attrici. Più di un commentatore ha, invece, riscontrato nel clima di tensione e intolleranza della storia, una neppure tanto velata metafora del maccartismo e del clima da caccia alle streghe vigente in quegli anni a Hollywood. Ma nonostante tutto, Johnny Guitar è un film iper-romantico e decisamente femminista, che si regge sulle solide spalle di una Joan Crawford irripetibile, autrice di un’interpretazione letteralmente sconvolgente, in cui il vigoroso lavoro di mimica e tensione recitativa arrivano a minare anche le dinamiche della macchina da presa. La sua performance è talmente accentata da coprire quasi tutto, relegando il personaggio di Sterling Hayden ad indubbio comprimario. Johnny Guitar, del resto, è un film sulle donne e fatto di donne, dove gli uomini sono molto spesso deboli fantocci, incapaci di gestire la fitta trama degli eventi e del destino.

Foto: Sterling Hayden e Joan Crawford

Nicholas Ray è, come sempre, parsimonioso fino all’eccesso nell’uso della macchina da presa, nelle arguzie tecniche; per lui i movimenti di macchina sono un elemento di cosmesi accessorio, non indispensabile alla resa del film. Si limita ad ottenere quello di cui ha bisogno semplicemente usando scenografia (il saloon vagamente gotico, la cascata purificatrice per il nascondiglio segreto, una natura viva e protagonista fatta di alberi, rami, prati) ed attori. Johnny Guitar si caratterizza però per un uso del colore molto spinto e avanguardista, grazie al contributo del direttore della fotografia Harry Stradling. Per superare i limiti tecnici intrinseci del sistema Trucolor, che non lasciava molto spazio al blu, Ray e Stradling aumentarono il cromatismo fino alle estreme conseguenze, esaltando in special modo i bianchi; ne è un esempio la veste bianca di Vienna, luminosa nella notte, che fa dire a Johnny: “Con questa veste è come avere una lampadina accesa di notte”. Un uso del colore così spregiudicato non fa altro che aumentare l’ onirismo del film, ed è probabilmente quello che colpì di più François Truffaut, che lo definì una “Bella e la Bestia in stato allucinatorio”. Ray non solo enfatizza il cromatismo, ma carica ogni colore di un preciso valore simbolico, che disegna a sua volta un preciso sottotesto rispetto alla storia: il nero dominante dei paesani giustizieri, il bianco virginale e illuminato di Vienna, i rossi caldi delle fiamme distruttive e l’algido blu e bianco dell’acqua. Ancora a distanza di anni, i colori di Johnny Guitar rimangono un artificio artistico pieno di modernità, lungi dall’ottenere un effetto kitsch come per i film di George Pal o Roger Corman.

Film sulla libertà delle proprie scelte, sulla forza delle donne, sulla tensione tra opposte fazioni, sull’amore incondizionato e sulla resistenza di quest’ultimo alle avversità della vita, Johnny Guitar parla la lingua semplice e complessa delle grandi storie della tradizione popolare e, come queste, sarà ricordato per generazioni.

  • Titolo Originale: Johnny Guitar
  • Regia: Nicholas Ray
  • Sceneggiatura : Philip Yordan
  • Fotografia: Harry Stradling
  • Montaggio: Richard L. Van Enger
  • Musica: Victor Young
  • Cast : Joan Crawford, Sterling Hayden, Mercedes Mccambridge, Scott Brady, Ward Bond, Trevor Bardette , Ernest Borgnine , John Carradine , Ben Cooper
  • Durata: h 1.50
  • Nazionalità: Usa 1954
  • Genere: Western