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La locandina del film

Irina Palm – Il talento di una donna inglese (di Sam Garbarski – Belgio / Francia / Lussemburgo / Germania / GB, 2007)

di Giuseppe Zucco

Uno: Irina Palm è un film di Natale, basta scoprire tra le immagini gli alberi decorati e controllare la data di distribuzione. Due: Irina Palm è la fotografia spietata di una middle class che non se la passa bene, sempre in bolletta, con i sentimenti soffocati e le speranze al minimo storico. Tre: Irina Palm è una commedia venata di malinconia, una risata che vira facilmente verso la disperazione, al punto che la luce, il tono e la colonna sonora si spingono dentro il perimetro della tristezza. Quattro: Irina Palm è la storia d’amore tra due solitudini che si legano senza quasi essere coscienti, storia che si annida lì dove nessuno immagina, dentro la vita di due anziani che sembrano ormai segnati e rovesciati una volta per tutte. Cinque: Irina Palm è il film di Natale che convoglia i punti Due, Tre e Quattro tra le luci rosse di un sexy-shop.

Non bastasse, la protagonista di tutto questo è Maggie, una donna qualsiasi, cinquantenne, per nulla hot, vedova, con poche passioni nella vita, se non giocare a carte con le amiche e visitare il nipotino smagrito e bianco tra le pareti di un ospedale. Qualcosa lavora il bambino da tempo, nessuno riesce ad arrestare il corso della malattia, ed una soluzione ci sarebbe, solo che servono soldi, una quantità spropositata di denaro, tanto che l’Australia e una terapia nuovissima ed efficace appaiono lontane se non irraggiungibili. Ed è qui che la banale esistenza di Maggie piega verso l’hardcore. Cerca un lavoro, e si ritrova negli scantinati del Sexy World, un posto in cui scopre il suo vero talento, fare le seghe al prossimo, con un tocco speciale che presto trasformerà il più scontato e quotidiano Maggie nel conosciutissimo ed evocativo Irina Palm.

E singolarmente il film non scade mai nella volgarità, nella pruderie gratuita, nel voyeurismo facile, ma tutto è raccontato in maniera delicata, come se le avventure di Maggie fossero tutto sommato soft, e hard risultasse la vita quotidiana, la normalità, con le sue bassezze, i suoi colpi bassi, i suoi doppifondi di rabbia e delusione. L’impressione è quella di trovarsi davanti ad un film che media la denuncia sociale di Ken Loach – soprattutto lo stile di regia, misurato e costantemente al servizio della storia – e la costruzione narrativa alla Pedro Almodovar, nella spregiudicatezza dei dialoghi quanto nell’infittirsi dei colpi di scena.

E potrebbe anche finire e scivolare via, lieve come tutte le commedie natalizie, con il classico happy end a sigillare il tutto, ma Irina Palm continua a persistere nella memoria come una piccola favola sull’identità, che non crolla mai, perfino quando il proprio nome cambia forma e richiama i paradisi solitari della pornografia e del sesso a pagamento. Esemplare la scena in cui Maggie, prima di dare una mano ai clienti, spolvera la sua stanzetta, e appende quadri e fotografie alle pareti, quasi volesse ricordare che lei è sempre uguale, nonostante la vita deragli di continuo e si accenda a intermittenza, come le luci di Natale.

  • Titolo originale: Irina Palm
  • Regia: Sam Garbarski
  • Sceneggiatura: Philippe Blasband, Martin Herron
  • Fotografia: Christophe Beaucarne
  • Montaggio: Ludo Troch
  • Musica : Ghinzu
  • Cast : Marianne Faithfull, Miki Manojlovic, Kevin Bishop, Siobhan Hewlett
  • Durata: 103'
  • Nazionalità: Belgio/Francia/
    Germania/GB/
    Lussemburgo, 2007
  • Genere: drammatico