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La locandina del film

Il grande capo (di Lars Von Trier, Danimarca / Svezia 2006)

di Giuseppe Zucco

Da Lars Von Trier – uno dei più geniali registi in circolazione – ti puoi aspettare proprio di tutto. E se da anni, ormai, eravamo abituati a vedere tragedie sanguinarie, dolorosissimi drammi, strazianti mélo, ecco il regista danese venirsene fuori con questo divertentissimo film, Il grande capo. Fin dalle prime battute, lo stesso regista ci tiene a sottolineare che è solo una stupida commedia, questa sua ultima opera, un film da consumare distratti e dimenticare in fretta. Naturalmente, non è così. C’è sempre ferocia, critica ed intelligenza ad insinuarsi tra le pieghe delle sue pellicole. E quest’ultima, ovviamente, non fa eccezione.

La storia sembra venire fuori dal cinema americano degli anni ’50. Il grande capo, infatti, è una esilarante commedia degli equivoci. Tutto comincia quando Ravn, il proprietario di una società di informatica, per coprire una serie di scelte impopolari – vendere tutto, licenziare i dipendenti senza avvisarli – inventa la figura di un Presidente su cui scaricare colpe e insulti. La cosa sembra una buona idea, ma tutto si complica. Perché l’acquirente vuole vederlo di persona questo Grande Capo, e Ravn è costretto ad assumere un attore. Sarà Kristoffer a dare un volto, un corpo, una biografia, a questa metafisica entità del Potere. E sarà sempre lui a rompere gli schemi, ingranare gli equivoci, mettere in moto la divertente catastrofe finale.

Capirete che basta l’incipit per trovare tutti gli elementi che hanno caratterizzato da sempre i film di Von Trier. Infatti, sotto i colpi di scena, il ritmo serrato delle battute, il tono da meta-commedia ottenuto dalle incursioni del regista che introduce smonta e commenta i fatti, c’è una violenta critica al capitalismo occidentale, all’ipocrita ambiente familiare che si crea nelle aziende, alla banalità del potere, che si nasconde, si ritira, per attaccare meglio e agire indisturbato.

Non bastasse, il film è un piccolo saggio sul bellicoso rapporto tra Regista (Ravn) e Attore (Kristoffer): e nella versione dei fatti di Von Trier, è sempre pericolosissimo lasciare l’attore preda di se stesso. Se il potere esiste, sembra dirci, incarnandolo nella figura del regista, serve soprattutto a dirigere gli attori sociali affinché le storie collettive vadano a buon fine, per tutti: registi, attori e pubblico.

Ma c’è di più: non sarebbe un film di Von Trier se lo stile cinematografico non fosse preponderante rispetto al resto. E qui il regista torna a stupire. Perchè è l’Automavision, un sistema messo a punto dal Nostro, a filmare tutto. La cinepresa si muove senza che lui intervenga: è un braccio robotico, diretto da un computer, a scegliere le inquadrature in maniera casuale. E infatti i punti di vista, le prospettive, i tagli e la composizione interna delle inquadrature, rendono ancora più surreale questa contemporanea vicenda aziendale, e rilanciano un dubbio serissimo. Non sarà la Tecnologia ad essere Il Grande Capo in questi apocalittici tempi moderni?

  • Titolo originale: Direktøren For Det Hele
  • Regia: Lars Von Trier
  • Sceneggiatura: Lars Von Trier
  • Fotografia: AUTOMAVISION®
  • Montaggio: Molly Marlene Stensgård
  • Cast : Jens Albinus, Peter Gantzler, Fridrik Thor Fridriksson, Benedikt Erlingsson
  • Durata: 1 h 39’
  • Nazionalità: Danimarca / Svezia 2006
  • Genere: Commedia