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La locandina del film

Alpha Dog (di Nick Cassavetes - USA, 2006)

di Costanza Salvi

Ecco un altro film contemporaneo a Guida per riconoscere i tuoi santi in cui si inorridisce sull’inconsistenza della gioventù americana. Abbiamo fatto un salto di classe ma il risultato è lo stesso. È la storia di un gruppo di ragazzi dei quartieri alti di Los Angeles, spacciatori e semi-drogati, ben curati e coccolati da genitori che non sono che la versione più attempata di quella stessa gioventù. Per una storia di mancati pagamenti rapiscono il fratello di un drogato naziskin e finiscono con l’ucciderlo per evitarsi guai con la giustizia (!). La cosa sconvolgente è che sia stato tratto da un fatto vero (l’assassinio di un teenager di San Fernando Valley, Nicholas Markowitz), che è ancora caldissimo in California dal momento che il cane Alpha, il capogruppo, è stato da poco arrestato e ora sta nel braccio della morte. È davvero da vertigini, ultimamente, l’interscambio continuo fra realtà e finzione ma tende a prevalere la prima in quanto a inverosimiglianza.

Questa “fuck generation” (turpiloquio più che dialogo) ritratta nel film si trova tra O.C., Elephant e American History X, tra Bret Easton Ellis e i romanzi di Eddie Bunker, insomma gente poco raccomandabile ma dall’aspetto curatissimo, drogati salutisti, hot chicks che pensano solo a scopare e a dimagrire. Poco prima dell’unica scena tragica, finale, “fresh flesh” Zack guarda una scena da Austin Powers in cui l’agente segreto più idiota del mondo non riesce a disincastrarsi da un cunicolo molto stretto in cui è rimasta incuneata la macchina da lavoro che sta tentando di guidare, per cui ripete le stesse manovre prima a destra poi a sinistra, senza riuscire a uscire di lì.

Niente rappresenta meglio l’idiozia dei comportamenti del gruppo: non sanno cosa fare per cui ruotano continuamente attorno al problema, come cani a mordersi la coda. Passano di casa in piscina, via auto, senza assolutamente approdare a nulla. Nel frattempo Zack si diverte un mondo, scopre il sesso, si fa di canne e soprattutto si toglie dai piedi la madre asfissiante. Fino a ricevere una badilata in testa e una scarica di pallottole addosso da quelli con cui si è divertito fino a poco prima. Tutto normale e ignorato come se fosse un elefante in un soggiorno (vedi Van Sant).

Cassavetes gira tutto in modo freddo ma puntella la struttura lineare e piana del racconto con pochi richiami extra-diegetici: conta, sostanzialmente, il numero di testimoni che osservano per una frazione di secondo il via-vai dei ragazzi. Una trentina di persone, gente incontrata per caso, passanti, o madri ignare che li accompagnano ai wild-party con un serafico: “Divertitevi!” (beata ingenuità). Sono freeze-frame di un attimo in cui siamo idealmente contenuti tutti noi (i basiti astanti del macello), e in cui si esprime anche il commento autoriale sulla stupidità di un gesto che non ha nemmeno la grandezza del male, quella in cui l’assassino cercava se non altro la genialità dello stratagemma e si sfidava a fare il delitto perfetto. Questi invece sbagliano tutti i calcoli fin dall’inizio. Beata ingenuità.

  • Titolo originale : id
  • Regia : Nick Cassavetes
  • Sceneggiatura : Nick Cassavetes
  • Fotografia : Robert Fraisse
  • Montaggio : Alan Heim
  • Musica : Aaron Zigman
  • Cast : J ustin Timberlake, Emile Hirsch, Sharon Stone, Bruce Willis
  • Durata : 1h 47’
  • Nazionalità : Usa, 2006
  • Genere : commedia