La Sera Della Prima
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Genere

Action

Durata

86 min.

Sceneggiatura

Dardano Sacchetti

Cast

Bo Svenson, Mark Gregory, Raimund Harmstorf, Paolo Malco

Musica

Francesco De Masi

Fotografia

Sergio Salvati

Montaggio

Eugenio Alabiso

Data

06 Febbraio 2012

Uscita Film

Novembre 1983

trailer

Thunder

Larry Ludman (Italia, 1983)

Come sia stato possibile far passare Mark Gregory (al secolo Marco Di Gregorio), originario di Roma (nella fattispecie Trastevere) per un indiano americano, rimane un bel mistero. Certo, il taglio del viso con quegli zigomi così pronunciati poteva andare bene e del resto è bastato un po’ di abbronzatura per avere la rappresentazione di Thunder, l’ultimo dei navajo pronto a fare la guerra agli arrivisti visi pallidi che manco a dirlo decidono di costruire un centro commerciale su un vecchio cimitero pellerossa, infischiandosene altamente di un vecchio concordato scritto a penna, con calligrafia illeggibile su un vecchio papiro rovinato, tenuto da un vecchio capo tribù morente, che subito scopriamo essere il nonno di Thunder.

Primo capitolo di una trilogia concepita apposta per sfruttare il filone macho-guerriero dei film di Stallone, Thunder altro non è che la copia per i poveri del primo Rambo di Ted Kotcheff. La trama è talmente ricalcata sul modello originale che fa sorridere e ti induce al giochino facile di confrontare i personaggi delle due pellicole per vedere quanto ci si è discostati dal modello originale. Artefici dell’operazione Larry Ludman e David Parker Jr., due nomi molto yankee che in realtà stanno per Fabrizio De Angelis e Dardano Sacchetti. Per essere qualcosa di meno della serie B, il film è di quelli che anche a distanza di anni, con gli occhi smaliziati della maturità, conserva ancora gran parte del fascino grezzo dell’approssimazione tutta italica dell’action all’amatriciana. All’epoca il film in questione (e i suoi due seguiti) erano passaggi fissi su Italia 7 Gold e un’intera generazione di sfaccendati (alzo la mano…) è cresciuta pensando che in America, se te ne vai in giro per la Monument Valley e sei indiano, sei fottuto all'origine per via dei poliziotti bianchissimi e super razzisti dell’Arizona. Non una novità in senso assoluto, ovviamente, ma qui i due “police man” principali sono due caratteristi di ferro come Bo Svenson e Raimund Harmstorf, due che solo mettendoci la faccia ti fanno mezzo film senza nemmeno dire una battuta. Aggiungiamoci un super palestrato Antonio Sabato, modello grezzo pre-telenovelas, un Michele Mirabella giovane e dj, che a vederlo ora, dopo tutte le puntate di Elisir, ti fa venire all'istante un formicolio alla prostata e un Paolo Malco sempre affilatissimo e ottieni un piccolo gioiellino di cinema povero popolare italiano che non c’è n’è più. Certo… Gregory non è proprio il massimo dell’agilità nelle sue movenze da pellerossa tra le pareti rocciose e la sceneggiatura di Dardano Sacchetti, nonostante la felice trovata cripto-western dell’indiano incazzato che si ribella, non è proprio il massimo dell’originalità (che a dirla tutta nemmeno era richiesta dalla produzione, la Fulvia di De Angelis stesso).

Per il resto Thunder rimane a suo modo una piccola figura mitologica, un “Rambo de noartri” a cui è difficile non dare un po’ di simpatia quando ti accorgi che il numero delle frecce che tira dal suo arco è aritmeticamente incompatibile con la dotazione portatile per un solo essere umano, per di più braccato alla meno peggio da un esercito che va evidentemente a tentoni. Per non parlare poi del bazooka con cui distrugge mezza città... Ma il gap di verosimiglianza è del resto ampiamente colmato da De Angelis con le panoramiche turistiche della splendida terra d’Arizona, con quell’inseguimento d’auto da minimo sindacale e con le gesta action di Thunder riempite fino all’inverosimile di rallenty stile Peckinpah, che dopo un paio ti viene voglia di premere sul tasto forward per tutto il film, cercando di farlo andare a velocità normale.

Ma del resto che ci importa. Ora i tre film di Thunder si trovano con un po’ di fortuna nei cestelli dei supermercati a due euro l’uno, oppure su ebay, in vendita discount da parte di qualcuno che ha bisogno di un po’ di spazio sugli scaffali. Triste la fine degli eroi poveri di serie B. Mark Gregory dopo un ultimo film nel 1989, War Bus 2, pare sia scomparso del tutto, ecclissatosi all’apice della carriera, perché schifato dallo show business. Bel profilo maudit per uno che a detta di qualcuno sembra che ora faccia il madonnaro. Come attore era limitato ad una sola espressione, quella dell’imbronciato-incazzato che ti guarda storto, ma iconograficamente, dopo i tre Thunder e i film di Castellari, è l’identificazione stessa dell’action post-atomico italiano e questo già basta direi.

copertina pdf #91