Chi segue gli Starving Weirdos fin dal principio ha in mente una ben chiara linea evolutiva. Dapprima i lavori più ruvidi e scontrosi che li posero sulla scia dei maestri Double Leopards. Quindi dischi come l’omonimo, Eastern Light, Self Hypnosis, Father Guru e Harry Smith. Poi la collaborazione con Root Strata e il periodo “di mezzo” con Shine Of the Post-Hypnotic, Summon With Electronic Sorcery, Today Is the Clearest Stream e Spirit Activity. Quasi in contemporanea è la volta dei progetti solisti (Rv Paintings, Ensemble Economique, Cloaks) e la musica di Brian Pyle e Merrick McKinlay cambia facendosi più raffinata per gli evidenti influssi accademico – intellettuali che si fanno sempre più pronunciati. Siamo quindi alla stagione dei vari B/P/M Series 1, Into an Energy, Rolled in the Midst of Never Ceasing e del qui presente Land Lines che potrebbe dirsi al tempo stesso l’ultimo di una serie o il primo di un nuovo excursus.
Di tutte le esperienze collaterali, quella di Ensemble Economique sembra essere stata quella che ha avuto più peso nel definire il sound della sigla madre con la longa mano di Brian Pyle che ha preso il sopravvento infettando anche i Weirdos della sua stessa malattia. Quello che non cambia è l’umore apocalittico, di confine, di una dark ambient che penzola malevola lungo le coordinate di un tribalismo sintetico che sa di Soilelmoon e Staalplaat. Iniziato ad essere concepito due anni fa, nella circostanza dell’On Land Festival ideato a San Francisco da Jefre Cantu-Ledesma, Land Lines si giova del contributo di Steve Lazar, David Krepinevich, Monica Shavez e soprattutto di Aimee Hennessey, i cui vocals austeri e minacciosi hanno gioco facile nel definire il feticismo dark di In Our Way e A Change In The Lexicon.
Land Lines infatti eccelle proprio nella messinscena gotica, nel suo ritualismo magnetico che fonde influenze orientali e rigore sintetico trasformando gli Starving Weirdos in una sorta di Dead Can Dance del nuovo millennio, tanto per il coraggio e la fantasia degli arrangiamenti, quanto per la panoramica fosca ma elegante dell’insieme e la title track, in questo senso, sembra quasi un omaggio a Spiritchaser. E’ un disco che sente l’aria dei tempi, ma rimane distante dall’hauntologismo e dall’hypnagogismo imperante. I Weirdos rimangono una sigla che si muove oltre le correnti di settore. E’ questa la misura dei classici.
(7.5/10)
Scheda: Starving Weirdos
Pubblicazione: 18 Febbraio 2012
File under: dark elettronica
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