Recensione
Sólaris Ben Frost, Daníel Bjarnason
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ambient neoclassica Voti redazione e staff

Ben Frost, Daníel Bjarnason

Sólaris

Bedroom Community

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“The power of Andrey Tarkovsky’s Solaris is not in its futuristic sets, or in the hypnotic shots of the alien planet’s weird, fluid surface, but its in the way he juxtaposes his alien, futuristic elements against the intimately familiar. This is a future not just of flashing lights and video screens, but of wood and wool and leader, of dogs and horses, books and photographs.”. Leggendo le vicende che hanno portato a questo lavoro, potremmo dire che l’immensa e superiore massa cosmica senziente, motore dei personaggi di Solaris, si sia spostata dalla finzione alla realtà, diventando essa stessa simulacro del film e da qui piano nobile e artefatto da onorare con questo nuovo score musicale.

Ben Frost e Daniel Bjarnason, entrambi nel roster della Bedroom Community, decidono infatti di musicare ex novo il film di Tarkovsky, lavorando al tempo stesso per sottrazione e associazione di elementi. Da un lato, la malìa più harsh e industrial del primo che arretra sensibilmente sotto gli effetti del sinfonismo austero del secondo, dall’altro il comprensibile rintracciamento delle immagini cinematografiche che diventano mappa stessa della musica che ispirano. Il risultato è in linea con la vocazione dei due musicisti, ovvero quello di produrre una musica più in linea con le coordinate psicologiche del film, piuttosto che con quelle sci-fi. Forse il difetto maggiore sta nell’eccessiva severità artsy, ma era difficile immaginare qualcosa di radicalmente diverso. Del resto, il processo creativo è stato tanto avventuroso quanto cerebrale.

Dapprima, i due musicisti hanno improvvisato sulle immagini producendo un’unica suite senza soluzione di continuità. Traccia poi passata alle cure del computer, dove un software ne ha corretto gli errori e le interferenze traducendola in uno score digitale, che è stato poi successivamente rielaborato dal vivo con l’ausilio della Sinfonietta Cracovia. A supervisionare tutta l’operazione Brian Eno in veste di art director, il quale si è occupato principalmente della selezione delle immagini per la resa live e di tutto il lavoro di grafica del disco.

(6.8/10)

Pubblicazione: 21 Gennaio 2012

File under: ambient neoclassica

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