Recensione
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Genere

PBR&B

Data di uscita

Dicembre 2011

Pubblicazione

24 Gennaio 2012

The Weeknd

Echoes of Silence

Self Released

Non è passato nemmeno un anno dall'uscita di House of Balloons ma per Abel Tesfaye, The Weeknd, la vita è completamente cambiata. Lontani sono i tempi degli stipendi spesi su spogliarelliste con la vergogna di essere un talento ancora in potenza, le insicurezze dell'esordio e le donne sempre pronte a lasciarlo per il prossimo ragazzo. Ora Abel è famoso, House of Balloons è stata una delle tracce più riconoscibili del 2011, la stampa musicale ne ha tessuto le lodi e Drake lo ha preso definitivamente sotto la sua ala fondando con lui la OVOXO (October's Very Own – Ecstacy + Oxycodone).

Echoes of Silence, il terzo mixtape del 2011, riprende la narrazione da dove era arrivata in Crew Love, collaborazione per Take Care di Drake, mostrando un Abel sempre più convinto del suo talento, assediato da groupies e che non tentenna nemmeno quando apre il mixtape con una riuscitissima cover di Dirty Diana di Michael Jackson. Echoes of Silence musicalmente si piazza a metà tra i primi due mixtapes. Di Thursday vi sono le venature pop e gli intricati arrangiamenti mentre di House of Balloons le atmosfere cupe, i rimandi al trip hop e gli spazi umidi dei The XX. La voce è più pulita, non c'è bisogno di nascondersi dietro un muro di effetti e reverberi, ora usati solo con cognizione di causa, e le spermentazioni di Illangelo suonano naturali, mirate e non tese a metter in mostra il suo talento di produttore.

Echoes of Silence non va comunque letto come una semplice autocelebrazione del Sé con dettagliate narrazioni di eccessi e prodezze sessuali. Lungo tutta l'opera serpeggiano segnali che la fine è imminente. La droga è usata come metafora della fama, così come le lines sono sia le strofe che le strisce di cocaina, la "botta" come il successo non dura per sempre. Montreal, canto d'amore perduto dedicato all'unicità della donna amata, è attraversata dal ritornello di France Gall Laisse tomber le filles che non solo offre una chiave di lettura ironica, The Weeknd è pur sempre un player, ma anche una più scura annunciando che un giorno pure lui piangerà. The XO, introdotta da archi che accennano una requiem, è una lucida descrizione dei risultati di questo modo di vivere: il naso rosso, i centoni buttati al vento, l'essere sfrattati e tornare a vivere coi genitori. The Initiation è una spirale verso l'abisso tra abuso di droga, istruzioni per fare sizzurp (Sprite + Codeine), gang-rape ed overdosi da oppiacei, il tutto mentre Illangelo applica dei sapienti pitchshift alla voce dando all'ascoltatore l'impressione di essere anche lui preso nel tunnel.

Abel è stanco, vuole tornare a casa, a volte lascia le donne conquistate ai suoi amici. Ha fatto fortuna raccontando le sue colpe e i suoi crimini e, da artista consapevole di come la verità non faccia che male, attende una punizione che non arriva. Il mondo che descrive è cupo, lucido e crudele al punto che forse non bisognerebbe ricercare i suoi antecedenti solo nell'Hip Hop ma trovarli nell'Ellis di Meno di zero e nel McInerney di Le mille luci di New York. Forse la punizione per Abel, quella che più teme, è che da tutto questo non vi sia uscita.

(7.3/10)

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