Drexciya è un continente sommerso, una Atlantide moderna nata nel XVII secolo dagli schiavi gettati in acqua durante il viaggio dall'Africa all'America. I feti, ancora nel grembo delle loro madri, con i polmoni in via di sviluppo, riuscirono a sopravvivere respirando l'acqua marina originando così il popolo sottomarino dei Drexciyani. La storia di questo popolo si sviluppa attraverso le liner notes disseminate negli album pubblicati lungo tutta una carriera durata un decennio (1992 - 2002). Le note sono firmate solamente Unknown Writer ma si specula che dietro vi sia "Mad" Mike Banks, fondatore della Underground Resistence con Jeff Mills, a sancire il legame tra il continente di Drexciya e Detroit: la città che ha buttato in mare la propria classe operaia durante gli anni di Reagan e dove questa cercò la propria salvezza nella tecnologia, lo stesso elemento che doveva sancirne la fine. Il collegamento tra schiavitù nera e Detroit techno viene ulteriormente espresso nel loro primo album The Quest distribuito insieme a delle mappe che tracciano le rotte del commercio degli schiavi (1655 – 1857), le migrazioni degli afro-americani nelle città del Nord America (1930 – 1940) e la diffusione mondiale della Techno a partire da Detroit (1988).
I Drexciyani sono sopravvissuti, hanno abbandonato la loro umanità per addattarsi ad un ambiente ostile, si sono evoluti tecnologicamente ed ora sono armati. I Wave Jumpers sono truppe d'assalto ad alta mobilità capaci di colpire istantaneamente in ogni luogo ed in ogni momento. In Take Your Mind il feticismo militarista e tecnologico di Gerald Donald, conosciuto anche come Dopplereffekt, prefigura la perversa violenza al neon dell'electroclash tanto che il suo declamato, intrecciato a velonosi synth, sarà la fonte d'ispirazione per artisti come ADULT. e Miss Kittin. Non per questo bisogna pensare a Drexciya come una distopia totalitaria e militarista. James Stinson, morto prematuramente nel 2002 e l'altra metà del duo, dichiara più volte, nelle rare interviste concesse, che Drexciya è prima di tutto un luogo di escapismo. L'oceano attira l'immaginazione dei due musicisti per la sua tranquillità, la sua pace, il suo essere chill. Il post-umano della techno non cerca di riconquistare la terraferma della vecchia umanità, non ha sentimenti di rivalsa. Staccatosi dalla costola apre nuovi spazi da abitare e nuovi modi di vita, non curante di ciò che lo circonda se non quando minacciato. Emerso nella seconda ondata electro, il duo Drexciya ne assume pienamente gli elementi. Tra uno sguardo al funk ed uno ai Kraftwerk si alternano a synth acidi, ed oceanici pad, la secchissima cassa e rullante del TR-808, il suo scoccare spoglio come un meccanismo, priva dei tom e delle cowbell tipiche della precedente generazione. Questi sono solo gli ingrendienti base che vanno a comporre una complessa chimica impossibile da rappresentare se non esaminando ogni traccia individualmente. Lungo tutto l'album le soluzioni sonore si susseguono in una sorprendente varietà tra meccanizzazione e fluidità. Le tracce sono istantanee che insistono tra particelle pulsanti e flussi che si incrociano, il tribalismo incontra il Sonotron di Xenakis: un acceleratore di particelle sonore e disintegratore di masse soniche.
La Clone con il primo volume di Journey of the Deep Sea Dweller ripropone alcuni tra i primi singoli dei Drexciya, precedentemente sparsi tra vinili ormai introvabili e cd reperibili solo nei mercatini dell'usato. La scelta è stata quella di un'organizzazione tematica anziché semplicemente cronologica, privilegiando quindi l'elemento mitopoietico. Un invito ai neofiti ad approcciare Drexciya non come un semplice duo di produttori ma come un vero e proprio mondo a parte.
(8.0/10)
Scheda: Drexciya
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