Recensione
Ester Trailer Trash Tracys
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Dream Pop Voti redazione e staff

Trailer Trash Tracys

Ester

Domino

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In una blogosfera già irritata/irretita dalla nuova Zola Jesus e da quel suo plausibilissimo surrogato synth pop plasticoso che è Lana del Rey, arrivano i Trailer Trash Tracys, badalamentiani cresciuti a Cocteau Twins, Mazzy Star e Radio Dept e, immediato, scappa il parappiglia.

Il quartetto, che ha esordito nel 2009 con un singolo a doppia facciata A, cavalca trend lynchiani e punta a un dreampop di vecchia scuola britannica cimentandosi con tutti i cliché del caso: il riff di Candy Girl  becca quasi in pieno tutte le note del tema di Twin Peaks con il canto di Suzanne Aztoria a ricalcare quello di Julee Cruise, il retro Wish You Were Red punta a una Hope Sandoval altezza So Tonight That I Might See in comode glasse Lee Hazlewood. Lo scorso anno i Trailer Trash Tracys hanno alzato l’asticella ripubblicando quest’ultima canzone come singolo (B side Engelhardt’s Arizona) per Domino e Double Six: dal Guardian a Dazed e Confused è scattata l’hype machine a speculare sul famigerato revival 90s e sui soliti Cocteau che, a dire il vero, non c’entrano quasi nulla.

Arriva Ester e ci troviamo davanti una band che ha inciso e reinciso la tracklist fino allo sfinimento, accarezzato le solfeggio harmonics e cavato fuori un abecedario di dream (e surf) song per ritmi sintetici su una chitarra puntalmente western casual. Prestando la giusta attenzione, pare di sentire una via d’uscita al paradigma psych-looptronico degli Animal Collective in una Starlatine che rimanda al Bowie/Eno berlinesi, quando altri fili conduttori citano gli ultimi Broadcast (una intro free jazz psych come Rolling Kiss The Universe) o i Beach House (Engelhardt’s Arizona, Los Angered, Dies in 55).

Le canzoni sono variegate, semplici e seduttive, magia che gli arrangiamenti veicolano attraverso un misto di suoni in presa diretta e un’immersione in raffinati echi e riverberi. Ester non ricalca la fighetteria monocromatica di Esben And The Witch e non farà il botto dei The XX, piuttosto siamo dalle parti dell’esordio di Victoria Legrand e Alex Scally (che la vera quadratura la raggiunsero con il successivo Devotion). Una buona partenza.

(7.0/10)

Pubblicazione: 18 Gennaio 2012

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Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 2012)

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