Per tutti gli amanti della retorica del rock: mettetevi in ginocchio e ringraziate, mani giunte, Drag City. E per tutti gli altri, fate lo stesso: ne va della felicità delle vostre orecchie. E l'etichetta che ci ha ben abituato a recuperi formidabili, questa volta tocca addirittura materia leggendaria. Tutto inizia dall'altra parte del mondo, quando un giovane Doug Jerebine imbraccia una chiatarra elettrica. Sono gli anni Sessanta e il ragazzo ha mani d'oro, allenate da tante session con le band locali, che si decide di provare la via del grande successo, quello planetario. Complice una predilezione per alcol e droghe, e un manager furbetto (così vuole qualsiasi leggenda rock che si rispetti), si prova il botto andando a Londra, che era ancora swingin' e ricoperta di cenere.
Con un cambio di nome orchestrato per avere le stesse iniziali di Jimi Hendrix, del quale si diceva che fosse l'unico capace di reggere il confronto, Doug Jerebine diventa Jesse Harper per incidere un demo di una decina di pezzi. Tutto sembra pronto per un botto rock coi fiocchi, in quel 1969, ma tutto si interrompe: Doug tradisce la triade sesso-droghe-rock'n'roll per seguire gli Hare Krishna, ritirarsi in India e sparire dalla circolazione fino al 2003. Nel frattempo, alcune delle canzoni che aveva composto circolano in patria grazie agli Human Instinct, una band con la quale aveva suonato per qualche tempo, e la leggenda si gonfia.
Al ritorno sulle scene, con le mani ancora fatate, almeno a sentire i fortunati neozelandesi che lo hanno sentito in quel primo tour, Doug smentisce in parte la leggende. Poco importa. Quello che davvero conta è che a distanza di oltre quartant'anni gli acetati originali sono stati trasformati in una release a tutti gli effetti (che definiamo ristampa, ma tecnicamente è una prima stampa, per quanto possa sembrare assurdo). E dopo aver ascoltato l'iniziale e infuocata Midnight Sun o il blues acidato di Good News Blues, piuttosto che la travolgente Fall Down o la sinuosa Reddened Eyes, non possiamo che confermare: nei panni di Jesse Harper, Doug Jerebine poteva davvero reggere un confronto con Hendrix. Il suo miscuglio di blues, funk, garage e spirito rock regge benissimo la prova del tempo e si lascia ascoltare meravigliosamente. Provate a metterlo a palla e godrete dell'abilità nell'uso del tremolo, dei pedali, del fingerpicking, della forza dei riff, della acida presenza della voce.
A quanto pare Jerebine sta registrando nuovo materiale originale per un disco assieme al figlio (!) di uno dei compagni d'avventura di allora e che in India abbia anche inventato una specie di sitar elettrico! Che dire? Bentornato.
(8.0/10)
Scheda: Doug Jerebine
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