Recensione
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Genere

indie pop

Data di uscita

Dicembre 2011

Pubblicazione

24 Gennaio 2012

Tunng

This is Tunng... Live From The BBC

Full Time Hobby

E' ambigua l'idea che mi son fatto negli anni dei Tunng, per mio demerito senz'altro ma anche per come il combo londinese pare essersi accoccolato di traverso tra i solchi stilistici e - consentitemi - merceologici. Li ho apprezzati, certo, ma oggi come non mai avverto qualcosa che non va nel loro folk-pop che cede il passo anzi la pelle alle lusinghe dell'elettronica restando eminentemente folk-pop, contagiato di virus etnici non prima di averli depotenziati con un robusto vaccino, votato all'ibridazione di segni e strutture ma con l'apparente obiettivo di conseguire un'eleganza sofisticata da salotto post-bohémienne. A ciò si aggiunga il senso di sfasamento temporale, come se si fossero presentati all'appuntamento con un giorno, una settimana, un mese di ritardo.

Folktronica è la parola chiave, ma è ormai svanita la pregnanza di un tempo - una decade fa, a spanna - perché la componente digitale fa ormai parte - in maniera organica - del fare musica, anche dove agisce solo a livello compositivo e strutturale. Ecco, ai Tunng capita spesso di invertire questo ordine di fattori: t'immagini che le loro canzoni potrebbero benissimo esistere senza tutto l'armamentario digitale, che finisci per avvertire come un evento accidentale, un fattore cosmetico o meglio mimetico. Ciò appare tanto più evidente in questa selezione di performance live tenute nel corso degli anni nei programmi della BBC, non fosse per come riconducano ad una dimesione frugale Pioneers dei Bloc Party e Naked In The Rain, in origine è un pezzo dance dei Blue Pearl. Altrove sembra proprio di avere a che fare con dei fiorellini Notwist e The Books cresciuti nel giardinetto Kings Of Convenience (Hustle) e Eels (Jenny Again), oppure con una versione frugale degli Elbow (Surprise Me), dei Radar Bros (Bullets) e dei Beta Band (Take).

Tutto accade in una dimensione nitida e ovattata, niente è fuori posto, un'esecuzione tanto pulita che stride con la fama freak della band. L'andazzo non cambia - ed è la prova del nove - persino quando entrano in scena i Tinariwen per dare vita ad una ipnotica Tamatant Tilay. Disco gradevole, certo, talora persino suggestivo. Tuttavia, per quanto mi riguarda, mette una parola pressoché definitiva sull'effettivo valore di questa band. E non è una buona parola.

(5.8/10)

Scheda: Tunng

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Stefano Solventi
Stefano Solventi (Album 2011)