Sta diventando un vezzo, un’ abitudine, nemmeno più esclusivamente italiana (Midnight in Paris ne è un esempi): ci piacciono le cartoline, ci piace il vintage, ci piacciono le polaroid, ci piace il ricordo della presunta purezza di un’infanzia passata fra gite allegre e super santos. Nostalgie che rischiano, con il surplus e col tempo, di diventare maniera. In Com’è bella la mia gioventù, full lenght d’esordio dei campani Onirica, questo immaginario si nota fin dal titolo, fin dalla copertina: quaranta minuti per dieci istantanee di una vita passata di cui spesso (forse troppo spesso) si sente la mancanza.
Cornice da cantautorato vintage, insomma, ma dall'anima decisamente accattivante. Episodi riusciti (soprattutto nella seconda metà del disco) che ci fanno scoprire un’inclinazione particolare verso il favoleggiare, verso l’ironia scura di un mondo che ci manca, pur nella consapevolezza dei suoi sotterfugi, dei suoi inganni. Sorprende più di tutto la capacità melodica di rime che quasi rimandano ai Perturbazione o ai recentissimi Dimartino, ma anche l’agilità nel raccontare sé stessi senza passare troppo per artifici inutili. Così se inquieta e violenta è la gioventù che sgorga da La guerra e da Pupille, altrettanto perturbante è il racconto dell’assassinio di Pasolini in Giulia GT o il pop rock tiratissimo de La preghiera del presidente. Materiale interessante e con buoni margini di miglioramento.
(6.4/10)
Scheda: Onirica
Pubblicazione: 04 Febbraio 2012
File under: pop rock
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