Di speculazioni possibili intorno alla faccenda space disco non se ne possono trovare infinite e, fatte salve poche singole eccezioni recenti (leggi Massimiliano Pagliara), a insistere su prove di genere non se ne ricava altro che monotonia e sterili ripetizioni. Questo uno come Lindstrøm ovviamente lo sa bene ed è per questo che da diversi anni, insieme al sodale Prins Thomas, non fa altro che proporre alternative, lanciare sfide e svolgere esplorazioni a tema: guizzi balearici, prog, kraut e italo sono le costanti di quando gioca in coppia, mentre all'ultima prova singola di Where You Go I Go Too lo ricordiamo lungo un concept emozionato di nostalgia kosmische.
Puntuale arriva il nuovo album e ancora una volta Lindstrøm spiazza, ma stavolta in modo diverso: invece che esplicitare una direzione netta, Six Cups Of Rebel gira intorno al baricentro e giocherella per quasi un'ora intorno alle premesse dello space sound. Questo per uno come lui che non nasce certo producer elettronico significa riscoprire le radici blues e funk della storia disco. La opening track è il punto di partenza attuale, un giro prog-italo praticamente Goblin, uno sguardo appena alle proprie spalle, poi De Javu è la dichiarazione d'intenti: per due minuti è praticamente groove puro e semplice, quasi non servisse nient'altro, se non fosse che dopo diventa divertimento pre-house farcito di festosi inserti vocali anni '70 e per alcuni secondi, verso la fine, è un eclissi di virtuosismo cantato blues.
Tutto tranne quello che ci aspettavamo, insomma. Magik ripete il tema, 8 minuti di divagazioni intorno alla pista disco che di fatto diventano riscoperta accademica del funk d'antan, e se il piglio è questo, si pensa a un certo punto, stiam parlando di un discone. Nella seconda metà però il norvegese esagera, Call Me Anytime temporeggia troppo su arpeggi senza ritmo, Hina si perde nel viaggio interstellare e la titletrack col suo attecchire funk virato post-rock suona bene, sì, ma val più come sperimentazione che come canzone. La colonna che rimane, invece, è Quiet Place To Live, LA traccia space disco fatta una volta per tutte, giusto per togliersi il dente.
A conti fatti è il suo album meno space ma anche meno disco di sempre, nel senso che è il meno orientato al dancing, quello più guidato verso il listening. Eppure è sempre 100% Lindstrøm, perché ragiona sul senso originario dell'estetica e non si accontenta di elargire forme regolari. Se paragonato a It's A Feedelity Affair e Where You Go I Go Too forse appare meno compiuto, ma è un'impressione che scaturisce dal carattere più estroverso e incline a sperimentare di oggi. Il piede però vuole ancora la sua parte, è questo l'unico nervo scoperto di un artista che, pur riconoscendogli la dovuta maestria, non può permettersi oggi di pensare in termini troppo astratti. Ancora ben oltre la sufficienza, ma Oslo è avvisata.
(6.6/10)
Scheda: Lindstrøm
Pubblicazione: 30 Gennaio 2012
File under: Discofunk
Abbonati al feed di Carlo Affatigato
2002-2009 SENTIREASCOLTARE music magazine. Registrazione Trib.BO N 7590 del 28/10/05
Editore Edoardo Bridda Direttore responsabile Antonello Comunale Coordinamento Gaspare Caliri
Programming Luigi Pastore Art Karin Andersen Grafica Roberto Piazza Web designing Edoardo Bridda
Info (info at sentireascoltare.com) | Ufficio stampa Alberto Lepri (alberto.lepri at sentireascoltare.com) Teresa Greco (eventi at sentireascoltare.com)
Pubblicità Music Network









