Terzo disco per la band di Glasgow che passa quasi definitivamente dal post-rock a un glo-synth più consono e adatto allo zeitgeist degli anni 10. Il disco viaggia su coordinate ben rodate dai nomi più blasonati della scena - cioé i soliti Washed Out (Pleasure Palaces), Toro Y Moi e James Ferraro -, tagliando il tutto con un lontano ricordo Mogwai (per cui guardacaso hanno aperto il tour estivo dello scorso 2011), ovviamente tolta la parte più 'hard-metal'.
Il succo rimane un prodottino ben fatto, che viaggia tra paesaggi kosmische (Canon, Earthscore) e le vocalità misticheggianti dei Cocteau Twins (Blank Media), passando per un amore per l'analogico che potrebbe ricordare a qualcuno la francia più chic di Tellier (The Knock) o le armonie indie pop dei Glasvegas e dei Pains of Being Pure at Heart (Cloud Chamber). Per chiudere c'è pure da sottolineare l'inevitabile accostamento alle atmosfere Animal Collective e al pop dei migliori Coldplay (Magna Encarta, Holus-Bolus).
Un lavoro che ha fatto rizzare le orecchie a molta stampa inglese, probabilmente anche per un abile uso di affinità retrò-dark, ma che non sorprende chi bazzica nell'ambiente pop-glo. Sicuramente sopra la media per qualità di arrangiamenti e produzione, ma niente per cui strapparsi i capelli. Ascoltabilissimo e comunque ben fatto. Con una identità più distinguibile il futuro potrebbe essere molto roseo. Dateci sotto ragazzi.
(7.0/10)
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