Recensione spot
Far Side Virtual James Ferraro
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adult pop Voti redazione e staff

James Ferraro

Far Side Virtual

Hippos In Tanks

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Ce lo siamo persi Ferraro a Novembre tra la solita pletora di uscite musicali. Il suo disco, osannato da Wire (è primo nella top 2011) e da una miriade di siti più o meno dentro il 'discorso-musicale-che-conta', dice effettivamente qualcosa di importante sullo stato della musica 2.0. L'ex membro degli Skaters, convertitosi da un po' di tempo a questa parte alla chill-wave retromaniaca e già esperto di suo di VHS '80, costruisce una serie di tracce con suoni dello zeitgeist deep-now, inserendo atmosfere sintetiche d'antan che ricordano le definizioni ritmiche dei Talking Heads e il jazz-pop che negli '80 si è mutato sia in new age che in AOR.

Il discorso sulla chill-wave è già stato sviscerato da troppi commentatori (tra questi anni fa ci siamo stati pure noi), quindi non serve andare a cercare da che artisti James abbia pescato le tastierine midi o gli effetti sonori. La cosa che preme invece sottolineare è come il looking back sia uno degli atteggiamenti critico/estetici da cui partire per descrivere l'immobilità creativa del musicista contemporaneo. Se già Rustie con le sue spade di vetro ha cristallizzato la spinta creativa nell'ambito wonky/UK, Ferraro fa lo stesso nell'ambito più esteso della musica pop (/indie?). Includendo quindi suoni dalle schermate di apertura di Skype o Second Life (come peraltro già aveva fatto anni fa Alvin Curran con l'accordo di apertura del Mac) e tagliando tutto con minimalismi e tecniche dei compositori classici americani, Ferraro trasforma la musica a 8-bit dei cheaptuners in furniture music per insonorizzare il quotidiano, rivangando quello che Eno aveva proposto con la sua music for airports.

Al posto degli aeroporti (simbolo del manager anni Ottanta) c'è oggi lo struscio e il tran tran dei social network, mediamente embedded in mille app, infarciti di automatismi da catena di montaggio informatica, vite spezzettate in mille stand by di presunto multitasking e per questo statiche, immobili davanti ad uno schermo che affascina e al contempo sottomette, come la pellicola di David Foster Wallace in Infinite Jest. Un disco che affascina per il come è stato fatto, più che per la vera 'sostanza' musicale. Come a dire che più che di singoli da mandare a memoria (uno dei pochi è l'easytronica di Adventures In Green Foot Printing o la citazione ai synth di Washed Out di Earth Minutes), quello che si ricorderà di questo LP di Ferraro sarà l'elevazione ad arte dell'estetica retrò. Che è un po' come dire: finalmente qualcuno che storicizza con ingegno, garbo e perché no, anche umorismo la non-scuola dei nostalgici remembers doppiozero. Obbligatorio, anche se a fine anno.

(7.8/10)

Scheda: James Ferraro

Pubblicazione: 04 Gennaio 2012

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