Un disco di richiami ed elusioni, dove la tradizione rock-cantautoriale italiana (da Battisti a Benvegnù, fino ai Marlene Kuntz) viene come trasfigurata nel passaggio attraverso territori frammentati, echeggianti, in alcuni frangenti persino spettrali. Un gioco di pieni e vuoti affascinante e fuggevole, dove memoria e contemporaneità convivono anche grazie alla voce calda e pastosa del sassofono, il cui utilizzo raffinato, non pedissequamente jazzistico, va ad aggiungere colore, carattere e un certo spirito art-intellettuale che di certo non guasta. I testi, ispirati – forse un po’ pretestuosamente – al romanzo Montedidio di Erri De Luca, mostrano talvolta il fianco a immagini un tantino melense, ma l’afflato lirico che permane l’intero disco riesce a dare una buona credibilità anche ai momenti meno brillanti (pochi, per la verità).
Lasortedelcanecheleccalalama svela dunque un’indole austera e seriosa, crudele e screziata, dalla quale defluiscono le turbolenze umorali di Imperfezione e le chitarre irruenti di Ivre, tanto quanto la romantica malinconia di Helika e i paesaggi sinuosi della splendida (Ri)torna, che sa unire con eleganza canzone popolare e rarefazioni (nu-jazz) nord europee. Peccato per la durata "bastarda" dei trenta minuti: oltre la dichiarata parzialità di un EP, ma non del tutto sufficiente a soddisfare l’ampio respiro richiesto a un’opera completa.
(6.9/10)
Scheda: Merce Vivo
Pubblicazione: 16 Gennaio 2012
File under: cantautorato rock
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