Recensione
November Uniform Boxeur The Coeur
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folk-synth-pop Voti redazione e staff

Boxeur The Coeur

November Uniform

Trovarobato

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Prendi i sequencer e scappa. A motti ci verrebbe da esordire la recensione di November Uniform, atteso primo atto solista di Paolo Iocca, con il moniker Boxeur The Coeur. Non si tratta solo di opzione elettronica versus strumenti suonati. L’immaginario di riferimento, del resto, non è certo digitale. In November Uniform si sentono tanto gli Arcade Fire (soprattutto nel singolo Our Glowing Days, già uscito l’11/11/11) quanto tutto l’impero folk psichedelico (Immortal Bliss) che ha sovrastato il decennio passato – dagli animali collettivi al fenomeno glo.

Epperò è evidente, dal passaggio Blake/e/e/e alla nuova creatura, un’asciugatura di strumenti “suonati”, uno sguardo verso la dimensione electro della canzone, fino a lambire la disco mutante (The Secret Abilities) e il più semplice synth pop (Essay On Holography).

C’è tutto quel che serve al Boxeur per diventare un Caribou nostrano, con quell’ambiguità produttiva che lascia aperta la scelta dell’esecuzione. Ma anzitutto ciò riflette due movimenti. Da un lato la composizione preparata e dosata nella propria stanza, e non nella dimensione corale di una band che prova e riprova – anche qui, un segno ormai assodato dei tempi, si veda alla voce Tune-Yards, che già è riemersa da questa dimensione e cerca compagnia in studio. Non è solipsismo. È concentrazione su se stessi, in un modo che non denota “un nuovo inizio”, che riparte dal grado zero, ma un modo di sintetizzare le cose, nella duplice accezione della creare e del riassumere. Paolo Iocca è sempre stato una spugna di stili e di scene: ripartire da sé è stato un modo per saldare i conti e trovare la propria strada, sicuro dell’efficacia - mai messa in discussione, e in questo November Uniform è una, se non “la” conferma – della propria penna.

Viene in mente la valigetta dove Duchamp racchiuse tutta la sua opera in miniatura. Così Paolo – così come fece Dan Deacon qualche anno fa, ma per necessità dovute a un’auto in panne – oggi racchiude influenze e derivazioni in un disco che cerca, e forse sarà del tutto, nell’esecuzione live, la portabilità di una intera carriera. Portatile che, nel dizionario The Coeur, significa accessibilità, capacità di scrivere canzoni. Attendiamo dunque che la valigia sia finita, pronti a partire.

(7.0/10)

Pubblicazione: 10 Gennaio 2012

File under: folk-synth-pop

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