Recensione
America Give Up Howler
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noise pop Voti redazione e staff

Howler

America Give Up

Rough Trade

D'accordo, il rock sta vivendo uno dei suoi momenti di minore popolarità e di questo se ne sono accorti un pò tutti. Ma se le next big thing "con chitarre alla mano" hanno l'originalità di questi Howler, i detrattori possono continuare a dormire sonni tranquilli.

Per inciso, l'esordio sulla lunga distanza della band di Minneapolis (già autrice di un fortunato ep, ovviamente fantasticato da NME) suona piacevolmente familiare, con le chitarre così fuori misura a macinare le consuete melodie indie rock, che dagli Strokes prima maniera arrivano fino alle memorie surf wave di Drums e Vaccines.

Le braccia cadono all'altezza del secondo pezzo (Back To The Grave), con quella che suona come una cover non dichiarata di Taste Of Cindy dei Jesus And Mary Chain. Almeno nei primi secondi, poi la band si organizza autonomamente, ma il trucchetto ormai è svelato.

Un'occasione persa, perché gli Howler di frecce nel loro arco ne hanno pure: a partire dal crooning grottesco del singer Jordan Gatesmith e dalla produzione scintillante che dona risalto e colore ad ogni distorsione. Chi non è afflitto da ansia di novità (come peraltro il sottoscritto) troverà negli infettivi chorus di Told You Once e Back Of Your Neck o nell'urgenza noise pop di America e Free Drunk (in cui fa brevemente capolino la slackness sdrucita dei Pavement), materiale per ascolti reiterati.

Potremmo risolvere e dire che il problema, in fondo, sta tutto nelle orecchie di chi ascolta. La verità, però, è che per organizzare la controffensiva nei confronti delle schiere di nuovi act, diciamo, sintetici, bisognerà escogitare ben altro.

(6.5/10)

Scheda: Howler

Pubblicazione: 08 Gennaio 2012

File under: noise pop

Diego Ballani
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