Questo A Safe Place, che vede la luce quasi tre anni dopo Low Fidelity In Relationships, non è certo quel tipo di sophomore che fa rivedere i giudizi precedenti. Proprio così: ai Farmer Sea anche stavolta verrà rimproverata la sostanziale mancanza di originalità, visto come si disimpegnano in una dolciastra zona franca tra R.E.M., J Mascis, Red House Painters e Gomez, con ondeggiamenti indie e psych sparsi e spersi a renderne pastosi i margini. Tuttavia, tocca ripetere quanto già sostenuto: in questo incrocio di calligrafie i quattro piemontesi si accoccolano con padronanza morbida e disinvolta. Ci stanno dentro fino ai capelli. Anzi, gli sta tutto dentro il baricentro dell'ambaradan estetico, così che non ti sembrano fare il verso quanto semmai galleggiare nelle acque trepide delle loro affinità elettive, capaci di guizzi carezzevoli e intrighi visionari, di fiera arrembante malinconia.
Sentiteli alle prese con le vibrazioni remmiane di Nothing Ever Happened e To The Sun, col subbuglio crepuscolare Jayhawks di The Green Bed, nel caracollare ipnotico tra miraggi melmosi Malkmus via Yo La Tengo di Summer Always Come Too Late For Us. Per non dire dell'euforia ruvidella Pretenders di Small Revolution e della smania sintetica di Number 7 (come una improvvisa, radente fregola Notwist). Nessuna sorpresa quindi, solo il consueto appagante prodigarsi. Bene così.
(6.9/10)
Scheda: Farmer Sea
Pubblicazione: 03 Gennaio 2012
File under: indie folk
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