Recensione
Mr. Machine The Brandt Brauer Frick Ensemble
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Techno acustica Voti redazione e staff

The Brandt Brauer Frick Ensemble

Mr. Machine

!K7

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Sulla scia del successo del pianista Francesco Tristano (le riletture techno sia in studio che soprattutto dal vivo con Carl Craig per quanto riguarda la classica) e in parte delle Drumlesson di Christian Prommer (sul lato commistioni jazz), entrambe esperienze iniziate nel 2007 nei rispettivi Not For Piano e Drumlesson, il trio Brandt Brauer Frick sfornava lo scorso anno un You Make Me Real per !K7 che riportava ogni virtuosismo a una minimal techno al calor bianco suonata al 90% con strumenti acustici e una rigida disciplina 4/4.

Giocato su linee di pianoforte, percussioni e/o batteria, basso, Moog, Rhodes e un pizzico d’elettronica, l’album, volutamente impersonale e godibile appieno nelle sintesi più cosmopolite (latina, jazz, minimal, contemporanea), era il risultato di percorso di studi di conservatorio ed esperienze in collettivi jazz. Un’operazione a tavolino che mirava a ripensare la lezione dei Kraftwerk slegandola dalla rincorsa alle technologie elettroniche e digitali e reincanalandola in quella di John Cage (la fisicità delle timbriche del piano preparato) e Steve Reich (il binomio ritmo/pulsazione)

Mr. Beast, accreditato al The Brandt Brauer Frick Ensemble, allarga l’organico a dieci membri provenienti da vari circuiti jazz e contemporanei quali Kaleidoskop, Formelwesen, Adapter and Ensemble Modern, spogliando la produzione d'ogni elemento elettronico per rileggere alcuni brani dell’esordio e reinterpretarne altri, tra cui la splendida cover di Emika Pretend,  On Powdered Ground (Mixed Lines) di Agnes Obel e 606 N Rock N Roll di James Braun. Con un grande collettivo che si rivela una interessante dimensione di sviluppo del progetto iniziale, così come l'evoluzione ulteriore delle componenti in gioco (l’arricchimento di jazz e latina nella nuova versione di Mi Corazon sono una strada).

Fino ad ora, l’esperienza vera dell'ensemble resta comunque quella on stage. Spogliati della loro aura di integrità e infiocchettamento estetico, entrambi i lavori stancano prima di quanto non si pensi. E non dimentichiamo che aggiungendo nuovi elementi e complessità s'allontana quel focus ipnotico che è il legame più profondo che questi musicisti hanno con la techno. Perché non impegnarsi in una grande integrazione d'acustico e elettronico? Il prossimo disco ci dirà la verità...

(6.5/10)

Pubblicazione: 11 Dicembre 2011

File under: Techno acustica

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Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 2011)

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