Recensione
Andrà tutto bene Rashomon
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indie blues Voti redazione e staff

Rashomon

Andrà tutto bene

Lo Scafandro

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Nell’ormai collaudato panorama neo (indie?) blues voce-chitarra-batteria, l’esordio degli emiliani Rashomon va a collocarsi di traverso (il che è un bene), con il valore aggiunto di testi in italiano caustici e quasi sempre convincenti, ma con i limiti di un lavoro frammentario, diviso tra alti di cui entusiasmarsi davvero e bassi da “skippare” senza remore. Ma andiamo con ordine. Se la prima metà del disco fosse stato un ep, allora sì, sarebbe andato tutto bene, anzi, benissimo. Mamma è un brutto mondo è un esercizio di stile che mira a oltrepassare i ritriti dettami della famiglia Jon Spencer Blues Explosion: i Bachi da pietra banchettano con gli Afterhours sulle macerie di una realtà sgretolata, squallida, nella quale – a ben vedere – “siamo ombre in un trittico di Bosch”.

Yeah! Fuoco approfondisce il discorso: piedi ben piantati in terre pentatoniche e aperture un tantino post (vengono a mente i Refused). E se Maledetti è un’invettiva socioculturale a base di chitarroni fuzz-catarrosi, parole a fiume e accostamenti di senso, sono gli sbalzi d’umore a tenere il mid tempo incalzante di Meglio rinunciare in perfetto equilibrio tra sano incazzamento e disillusa amarezza, sempre con le sei corde a saturare l’aria. A metà disco, la virata che non ti spetti, abbandonando il mood ruvido e incendiario verso suggestioni (cant)autoriali. Si riprende dunque fiato con l’affondo melanconico di Black Jesus, ballata per pianoforte, voce e sonagli; sennonché, la successiva Persi, nonostante una buona intuizione narrativa di fondo, va manco a dirlo a perdersi nel rock italiota di un Grignani qualunque.

Dopo l’accesa liricità di Vite Splendide, la quale tuttavia rivela alcuni limiti vocali, Denti storti ci riporta sulla retta via (si fa per dire), con “l’odore di piscio che ristagna dentro al cesso del bar” proprio del Tom Waits più sbilenco e lascivo. Ma il mezzo rap mezzo Bugo del Cielo sopra Super Mario è uno scivolone di quelli in cui ci si fa male, e non basteranno infatti le delicate rarefazioni country della conclusiva Tempo a negare la sensazione di un successo (per adesso) soltanto sfiorato.

(6.8/10)

Scheda: Rashomon

Pubblicazione: 17 Dicembre 2011

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