Recensione
Hippos Epos Sebastiano De Gennaro
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contemporanea Voti redazione e staff

Sebastiano De Gennaro

Hippos Epos

Parade

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Percussioni, elettronica, xilofono, glockenspiel, toy piano, marimba, il sax contralto e il clarinetto di Enrico Gabrielli: la musica di Sebastiano De Gennaro è un cartoon surreale e chimicamente alterato (Donald Fauntleroy Duck), oltre che il frutto di un contemporaneo consapevole che cita artisti come Steve Reich (Music For Pieces Of Wood). Il punto di contatto tra i due mondi è un bambinesco naufragare tra cianfrusaglie ritmiche di ogni genere, alla ricerca di una chiave di lettura efficace per la musica classica alla base del DNA del musicista. In pratica il Leopold Mozart della Kindersinfonie e lo Johann Sebastian Bach del Brandenburg Concerto n.2 riletti da un ipotetico Walter (Wendy) Carlos senza sintetizzatore e in trip da fiati, vibrafono ed elettronica da consolle.

Come antecedente verrebbe da citare il Vittorio De Marin del progetto Gomma Workshop, quantomeno per il background accademico e certe frantumazioni scivolose che cogli in brani autografi come Electric Ponei 1X (pur affrontate con una strumentazione differente). E forse sta proprio lì la ragion d'essere di questo disco: in un passato da conservatorio (De Gennaro ha studiato a Milano e a Amsterdam, oltre ad aver suonato con l'Orchestra Sinfonica della RAI) che vorrebbe trascendere con ironia il sedentario degli ambienti filarmonici senza perdere la consapevolezza di rappresentare comunque materiale “alto”. “Dopo anni di esperienze sono arrivato alla conclusione che in fondo la musica non è una cosa seria e se la prendi troppo per davvero rischi di perderti tutto il suo bello”. Di bello, in Hippos Epos, ce n'è quanto basta per non rimanere delusi.

(7.1/10)

Pubblicazione: 19 Gennaio 2012

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