Recensione
Le parole al vento Démodé
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jazz-classica-prog Voti redazione e staff

Démodé

Le parole al vento

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I Démodé sono un'orchestra tascabile, piů che una semplice band. E dell'orchestra, oltre a recuperare la strumentazione (violino, clarinetto, sax, pianoforte, basso elettrico, batteria e percussioni), rinnovano quell'attitudine a intersecare i generi e gli stili in maniera virtuosa e senza preconcetti.

Cosě la formazione di Udine non esita a mescolare folk, classica, jazz, ma anche certe irregolaritŕ riconducibili al prog, in un disco d'esordio che parla di un passato da Conservatorio a un futuro fatto di improvvisazione e spartiti, magari ispirato per sommi capi ad autori come Yann Tiersen. Grazie a una musica che non abbandona mai la disciplina, “perimetrando” dispersioni e solipsismi grazie a una fede cieca nell'arrangiamento, nell'integrazione tra le parti. In una parola nello “svolgimento” dei brani, ovvero in quella capacitŕ di dar vita a un percorso musicale coerente e strutturato, programmato ma anche stimolante, pur nella consapevolezza della diversitŕ di ispirazioni.

Parentesi da Kočani Orchestra (Circense) e folk italo-sudisti rivisitati (Pizzica), progressive ibridato con il jazz bianco di Dave Brubeck (China Boid) e swing balcanico (New Pest), per undici brani strumentali che sognano il cinematografo ricercando, nel contempo, una controparte in ambito performativo che possa valorizzarli ulteriormente. 

(6.9/10)

Scheda: Démodé

Pubblicazione: 26 Dicembre 2011

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