Recensione
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pop elettroacustico Voti redazione e staff

Power Player

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Di Ryan Ross Smith sappiamo che ha frequentato alcune band tra cui spiccano gli Stars Like Fleas e che la sua principale attività al momento consiste nel comporre soundtrack per teatro, spot e cinema (tra cui il recente Puncture, diretto dai fratelli Kassen). Poi ci sono stati progetti solisti tipo A Million Billion e Twin Thousands, infine il qui presente Power Player, al debutto con un omonimo lavoro (in free download qui) composto da ben diciassette cover di canzoni... Proprie. Vale a dire, composizioni concepite in origine in veste electro, spogliate e rivestite di fragrante essenzialità elettroacustica, non prima di essersi sottoposto ad un corso intensivo di banjo.

Risultato: un disco di terapeutici massaggi emotivi, colti nella linea d'ombra tra pop, folk e soul, il passo pastoso e fragrante di chi si porta dentro il buono e l'amaro delle cose e te le canta come un crooner liofilizzato, non slanci ma un tepore ammiccante e piano. Vedi le ordinarie palpitazioni in straordinario infuso Lambchop-Scott 4 di Please Me Please, una All The Molecules You Shed Belong To Me And Not To You a base di errebi smerigliato synth-wave, le palpitazioni vaghe di quella Solid Golden Open Space come dei Tindersticks irretiti Howe Gelb con venature ironiche Randy Newman, o ancora il funky felpato tra farragini e scompaginature spacey di 1 On 1 (come un Julian Cope colto da allucinazioni Scott Walker e Hall & Oates), l'abbandono Jens Lekman nei singulti pastello di I Kind Of Fell In Love e certa mestizia Will Oldham in emulsione po-mo Radar Bros di Waterguns & Rabbits. Forse sono troppe le tracce in scaletta. O forse no. Sembrano mai troppe le carezze?

(7.1/10)

Scheda: Power Player

Pubblicazione: 13 Dicembre 2011

File under: pop elettroacustico

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Stefano Solventi
Stefano Solventi (Album 2011)

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