Lo svizzero Dimitri Grimm, classe 1980, chiarisce definitivamente con questo terzo album (pubblicato su triplo dieci pollici), dopo due gustosi EP di transizione (Prismic Tops, 2010 e My Human Wears Acedia Shreds, 2011), perché abbia scelto -- lui formatosi nel Sonar Kollektiv dei Jazzanova (Runbox Weathers, 2005; This Is Embracing, 2006) e vicino agli ambienti Brainfeeder e Dublab -- di accasarsi presso la costola vintage della Stones Throw. Perché è completamente in fissa con quei suoni! Se cercate qui il glitch-hop clamoroso di Ravemond's Young Dream, rimarrete delusi.
Questo è un disco di funk'n'fusion, imbevuto di ascolti prog, un disco di retrologia Seventies da intenditori, colore marrone e tinte seppia e miele, più Toro Y Moi che Flying Lotus. Non il discone Zeitgeist che volevamo, quindi, ma un lavoro di fine cesello, che parla soprattutto agli addetti ai lavori, ma proprio ad altissimi livelli. Il feel caldo e suonato (che Dimitri suoni oltre a synth e tastiere anche basso e batteria?) potrebbe essere quello di una piccola orchestrina elettrica: Healing A Random Tyrant è una jam che se l'avessero fatta i Primus, quelli più roots e meno punk, non ci stupiremmo affatto. Dalla fascinazione per il jazz-funk e il prog anni Settanta a certi richiami new wave il passo è breve: e così Fridge Note mette assieme nevrosi XTC e i King Crimson di Discipline, e affiorano qui e lì voci Residentsiane (Pour Some Blood; We Got This; Through The Grimms/Stars Down, con una seconda parte semplice e bellissima, un'agrodolce cavalcata in odore Kraut su due note) e, di conseguenza, Gary Wilsoniane (nella conclusiva Heroine Roof, croccantissima jam funk screziata da sfumature Marc Moulin). E' tutto grasso che cola, ma filtrato dall'attitudine scientifica del nostro.
Dimitri, convinti che se solo volessi potresti anche scavalcarlo da tutti i lati Steven/FlyLo, volevamo la bomba. Ma con un disco così come si fa a incazzarsi?
(7.1/10)
Scheda: Dimlite
Pubblicazione: 11 Dicembre 2011
File under: funk / fusion
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