Recensione
Super Vato Rebolledo
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Latin minimal Voti redazione e staff

Rebolledo

Super Vato

Comeme

Nell'universo musicale stravolto dalla rivoluzione tecnologica degli anni zero, la differenza tra il producer con le palle e il piccolo smanettone dell'ableton la fa il cuore, la profondità d'ispirazione che metti nel fare musica, quel contenuto che non può essere fornito da nessun tool e strumento al mondo. E in un contesto in cui fanno musica praticamente tutti la vera sfida della dance, presa in carico dai talenti del settore, sta nel dare spessore comunicativo alle forme sonore, trovare quell'alchimia inspiegabile a parole (per quante battute si possano avere a disposizione) che ti colpisce in piena fronte a partire dal primo ascolto, staccando le quintalate di musica di semplice buona fattura disponibile da ogni canale.

Sponsorizzato come la più sentita scoperta di Matias Aguayo ed emerso nel 2009 su Cómeme con guizzi groove-disco come Pitaya Frenesi e Venganza Y Seducción, Rebolledo sembrava avere spunti interessanti ancora da tirare fuori. Ora che è uscito però il primo album personale, con una copertina che è la consacrazione definitiva del cattivo gusto estetico del dj messicano (cosa non trascurabile), ti ritrovi a riflettere maliziosamente sul fatto che i colpi migliori del suo breve percorso sono sempre nati da collaborazioni con personalità di spicco (Daniel Maloso, Superpitcher, lo stesso Aguayo) e che quando agisce da solo, il massimo da lui ottenuto è una pacchianissima Guerrero (clic su play e giudicate da voi) caratterizzata da un beat scontato e da una facilità compositiva disarmante.

Super Vato è fatto praticamente per intero con una semplice cassa dura senza ambizioni, sospinta qua e là da sfumature ebm (Steady Gear Rod Maschine), timidi andamenti synth-prog (Positivismo), latin vocals e lentezza minimal (La Pena). Buono per gli street parties bumbumbox dalle poche pretese, ma lontanissimo dal sound raffinato e arguto sfoggiato in studio da uno come Aguayo (quello di New Life e Rollerskate, per intenderci). Non tutto è da buttare (lo psych-lamento di Canivalón, la robustezza electro di Super Vatos, la old skool furbetta di Corvette Ninja), ma la sensazione complessiva è quella di un disco dal formato casalingo, senza mordente e povero di colpi da vero producer.

Ok, è un album per il clubbing, ma alla prima prova sulla lunga distanza devi far vedere ciò di cui sei capace. Se ne vieni fuori con dieci tracce alla portata di qualsiasi aspirante dj, allora è chiaro che non hai capito quanto è duro farsi valere oggi fuori dal club. Spiccare su album è faccenda molto seria, e Rebolledo ne esce talmente male che forse dovrebbe considerare l'ipotesi di non essere tagliato. Senza rancore.

(5.5/10)

Scheda: Rebolledo

Pubblicazione: 15 Dicembre 2011

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