Essere vicino di casa di un piuttosto noto regista cinematografico non è essenziale, però aiuta. Soprattutto se quello si chiama Paolo Sorrentino, sta girando un film con Sean Penn e un giorno ti chiede un pezzo da inserire nella relativa soundtrack, accanto a quelli di David Byrne, Ben Harper e Arcade Fire tra gli altri. Un bel fallout di notorietà per Nino Bruno, chitarrista e cantante napoletano attivo dagli anni Ottanta in band quali Von Masoch e Terrapin, da qualche anno assieme ai Le 8 Tracce in un progetto che ha esordito due anni fa con Cane telepate (La Canzonetta Records) all'insegna del beat italiano dei Sixties, ovvero un sogno sonoro al quadrato che attraverso la posa espressiva tenta di ricostruire un atteggiamento emotivo, un andar sognando utopia palpitante, carnale, quotidiana.
In realtà Every Single Moment In My Life Is A Wear Wait, il pezzo scritto apposta per This Must Be the Place, altro non è che un wave pop dalle evidenti fragranze Eighties (da qualche parte tra Tanita Tikaram e i Cure), oltretutto cantato dal bluesman statunitense David Copley (doppiatore delle parti cantate di Penn). Quindi un perfetto intruso in mezzo alla caliginosa dozzina di suggestioni psych-errebì in scaletta di questo sophomore Sei corvi contro il sole, frutto di reminiscenze impastate col piglio di chi confida nel loro ancora vivido potere evocativo, si tratti della frenesia Pretty Things tra vampe Love di Ragazza senza nome, dei Kinks accigliati di malinconia Tenco in Storia di V. o delle aciderie zuzzurellone e insidiosette (tra i Cavernicoli e i primi Stones) di Fare simpatia.
Qualcosa di amniotico e misteriosamente ingenuo, come era quello sguardo dalla periferia dell'impero gettato da gruppi come Equipe 84, i Quelli o i Corvi (appunto) sui landscapes immaginari d'oltremanica/oceano (vedi la bella Estate con le fatamorgane lisergiche Doors o quel certo incalzare solenne Byrds nella title track). Sotto una luce radente e densa da Clientele vesuviani (Guardavo il fiume), cullate dalla garbata allucinazione retrò dei Fleurs battiatiani (Ti aspettero?), carburate da un'arguzia numismatica Belle And Sebastian (la versicolore Ghost, con guizzi glam nel finale) e da una venolina di obliqua follia Barrett (In ogni angolo), queste canzoni ti intrigano un po' per l'immaginario da capsula del tempo che (efficacemente) perseguono e un po' perché riescono nella sottile impresa d'essere semplicemente buone canzoni.
(7.0/10)
Scheda: Nino Bruno e Le 8 Tracce
Pubblicazione: 08 Dicembre 2011
File under: beat psych
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