Theresa Wong insieme a Carla Kihlstedt (nota per i suoi gruppi Tin Hat e 2 Foot Yard) debutta sulla Tzadik di John Zorn (qui produttore esecutivo) con un album di miniature per due voci, violoncello e violino. La violoncellista di San Francisco - già vista in numerosi progetti al fianco tra gli altri di Ellen Fullman, e come featurer in gruppi di improvvisazione come Estamos Ensamble o Bolivar Zoar - attinge dal suo background di composizione e improvvisazione al Mills College di Oakland con un miscuglio interessante di modernismo e taglio classico avanguardistico.
Le sonorità riportano infatti più di una citazione dal canone compositivo contemporaneo richiamando i vocalizzi di Luciano Berio (Proud Monster! e in particolare I Saw It che ricorda le svisate di Kathy Berberian), l’atonalità di inizio Novecento (Strange Devotion!), una meditazione world (Nothing, We Shall See) e pure un savoir faire pop (il fantasma di Björk in This Always Happens e il bel percussionismo di Candlehat) o folk (il quasi a cappella di Folksong For The Landless) che dona cantabilità alla tracklist.
Ispirata dagli schizzi di Goya del 1810-20 (I disastri della guerra), la Wong costruisce un mondo musicale che prescinde dal tecnicismo e che riesce a veicolare nell’ascoltatore una sorta di meditazione-con-strumenti-ad-arco accompagnata da due voci che si intersecano in un perfetto yin e yang di timbri. Il risultato è denso di idee che andrebbero probabilmente estese, sia come organico che come minutaggio dei singoli brani. Ventuno brevissimi biglietti da visita (si va da un minimo di venti secondi ad un massimo di sei minuti) che testimoniano un perfetto equilibrio tra accademia, sperimentazione e coscienza della strumentazione utilizzata.
Nelle note di copertina si legge: “Se gli affari globali sono indubbiamente una manifestazione dei nostri affari individuali, allora dovremmo continuamente nutrirli con amore, conoscenza e non-conoscenza per portare questi nuclei ad una trasformazione pacifica”. The Unlearning svela in breve questo processo dal punto di vista musicale e ci insegna come la musica possa ancora fare qualcosa, partendo dal ‘non sapere’ socratico fino ad arrivare al rispetto e alla comunione con l’altro da noi. Un disco prezioso.
(7.5/10)
Scheda: Theresa Wong
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