Recensione
Manca solo la neve Il cielo di Bagdad
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post-rock Voti redazione e staff

Il cielo di Bagdad

Manca solo la neve

Ci si muove per sfumature nell'EP di esordio di Il cielo di Baghdad. Tutto sembra avvolto da un' indolenza ricercata quanto apparentemente inevitabile. Un liquido amniotico che ha i toni pastello della copertina, il calore del sole del Nord, il ritmo blando di un ralenti d'autore, l'intensità espressiva dell'arte pittorica di Monet.
Inevitabile affidarsi a metafore e similitudini per descrivere il disco. Inevitabile perché diversamente, si correrebbe il rischio di violare la quiete agreste dei sette movimenti di Manca solo la neve: un quadretto che tra toni caldi e strumentali avvolgenti, voci armoniose e voluttà eteree, omaggia i Sigur Ròs , prende a prestito le strutture dilatate del post-rock, traspira poesia e odori lontani.

Crogiolarsi nel suono quasi celestiale di Valentine Part 1 diventa allora cosa piuttosto facile, come del resto fremere per il crescendo pianoforte-chitarra della malinconica Laura e il suo gatto, perdersi nelle inquietudini di Apice o girovagare per gli ambienti crepuscolari di Tre (tre ragioni evidenti). Senza dover fronteggiare kitscherie improvvisate, cadute di tono, snobismi pretenziosi o banalità sconcertanti. Sette strumentali a base di chitarre elettriche, pianoforte, synth, batteria, drum machine e qualche voce sporadica per un disco  curatissimo – nella grafica quanto nei suoni - e soffice come la neve.

(6.8/10)

Pubblicazione: 01 Maggio 2007

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Fabrizio Zampighi
Fabrizio Zampighi (Album 2007)

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