Recensione
Ocean Ocean My Foolish Heart
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pop jazz Voti redazione e staff

My Foolish Heart

Ocean Ocean

Happy/Mopy

C’era una volta una bella canzone. Che presto diventò un bel film. C’era una volta l’America fumosa degli ingombranti cappelli anni Quaranta. C’è oggi un disco nuovo, di una band che di nome fa come quella bella canzone, My Foolish Heart. Il primo full lenght si chiama Ocean Ocean e, più che un disco, è un’immersione eterea nell’oceano predicato nel titolo, un viaggio di purezza jazz, macchiata solo a tratti da splendide deviazioni psycho pop. ALbum di una coerenza spiazzante. Suona come un groviglio di luce, di quella luce fioca dei caminetti d’inverno. Suona come un epico incontro fra Bjork e Regina Spektor, come un allineamento preciso di pianeti, tutti immersi in questo silenzio cosmico, che, come pensavano i pitagorici, si fa melodia.

C’è una calibratura perfetta degli equilibri. Fiati, archi, riverberi di chitarra, mellotron, glockenspiel e una voce mozzafiato. Eppure, sul piatto della bilancia tutti questi elementi non pesano affatto. Si sublimano, anzi, in aria, trovando tanto l’orecchio dell’ascoltatore distratto (Sootiness, Sonsy Girl, Let's Jam The Brakes) quanto quello più attento alle derive psycho jazz (Dreamy Head, Nothingness). I My Foolish Heart riescono nella non facile impresa di convogliare centinaia di suoni e centinaia di riferimenti in dieci tracce leggere come il vento. Partendo dal backgroud jazz, la band astigiana dispensa pillole di esotico, di prog inglese anni Settanta (la title track), di indie-folk alla Cat Power (Opposite is True), di intelligent pop anni Ottanta alla Culture Club. Il tutto in una miscellanea compatta e senza sbavature.

(7.2/10)

Pubblicazione: 02 Dicembre 2011

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