“Lo spleen è una forma particolare di disagio esistenziale che si traduce - a livello espressivo - in una fertile creatività poetica capace di oggettivare le sensazioni e gli stati d'animo in numerose immagini visionarie ”. Eloquente quanto adatta al contesto la definizione citata in apertura – frutto di una breve ricerca tra le maglie strette della rete -, perché oltre a definire il concetto che da' il nome alla formazione di cui ci occupiamo, ha il pregio di cucire un vestito della giusta misura a questo Nun Lover!.
Musica che sorge da un pensiero laterale dell'ennesimo supergruppo, entità indefinibile resa coesa dall'azione di cultori del feedback (Cristiano Godano dei Marlene Kuntz), dalla passione di illustri fiancheggiatori (Rob Ellis, produttore, tra gli altri, di P.J. Harvey), dal lavoro di session men di lusso (Josh Klinghoffer, lead guitar per John Frusciante e Beck), dai cunei stilistici di abbonati alla sperimentazione (Giorgio Vendola, audace contrabbassita jazz). Ma anche musica che gira scollacciata e lasciva, ammiccante e silenziosa, come una passeggiatrice d'altri tempi.
Partorita da un brainstorming quasi estemporaneo, ti corre incontro e scopre le gambe, costringendoti a guardarla mentre si perde nei desideri impronunciabili di Sister Ruth, s'impasticca col mantra blues di Nocturne, sbava dietro alla psichedelia di superficie di Oginokaus, si annienta nelle ossessioni reiterate di Pointless Satire. Un moto disarmonico che è il fango sudicio di Tom Waits, le atmosfere notturne di Hugo Race, l'irritabilità pelvica di Jon Spencer, ma anche un dibattersi di chitarre e nevrosi di basso tra declinazioni noise e microsuites strumentali.
Ce n’è abbastanza per sforare la soglia del sette con mezzo punto in più.
(7.5/10)
Scheda: Spleen
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