Narrano le cronache che, esibitosi a casa della divina Amália Rodrigues, questo virtuoso della chitarra portoghese suscitasse a tal punto commozione nell’intoccabile diva del fado che questa quasi lo volle malmenare. Storiella divertente che contribuisce a gettare una luce su un’esistenza altrimenti drammatica, in quanto ascosa per lunghi tratti sotto l’oppressione della dittatura militare.
Quando infatti Salazar leva le tende e la democrazia arriva in terra lusitana, Carlos Paredes è già cinquantenne e dall’età di undici vive di musica, passato dal violino alla chitarra in tenerissima età. Autentico enfant prodige e figlio d’arte, siccome babbo Artur ricoprì un ruolo fondamentale nella liuteria locale e fondò addirittura un conservatorio dedicato allo strumento, dalla forma curiosa e dalla timbrica più acuta - ma squisitamente, tipicamente malinconica - se paragonata alle corde spagnole. Come Davy Graham, il ragazzo studia e ribalta accordature e diteggiature, debuttando su vinile con un e.p. quando ha ormai passati i trenta. Ci si mettono di mezzo anche i fascisti, che lo accusano di attività cospiratorie - era membro del Partito Comunista - schiaffandolo in prigione. Senza strumento, compone a mente passando per matto, così che una volta rilasciato le note sgorgano inarrestabili ed ecco - tra ’67 e ’71 - vedere la luce i due lp oggi riediti da Drag City con copertina e note originali.
Lungo i quali si agitano fughe barocche che diresti di clavicembalo latino e il folk vola alto sopra confini e definizioni, dove il virtuosismo non è mai fine ma mezzo, dove t’aspetti che da un momento all’altro sbuchino John Fahey e Sandy Bull sottobraccio alla Penguin Cafe Orchestra. Salvo annotare che - chiudendo un cerchio - quest’uomo risoluto dall’aspetto mite collaborerà successivamente con Charlie Haden e ascolterà il Kronos Quartet cimentarsi con gli spartiti di Guitarra Portuguesa.
Non farà al contrario in tempo a godere del tributo del discepolo Ben Chasny alias Six Organs Of Admittance, poiché School Of The Flower uscirà nel 2005 e cioè a un anno dalla sua dipartita, causa una malattia che da lungi gli impediva di suonare. Ascoltate tutti e prendete il voto per quel che è: un impossibile restituzione di grandezza all’uomo, all’artista e soprattutto alla sua anima.
(8.0/10)
Scheda: Carlos Paredes
Pubblicazione: 11 Novembre 2011
File under: folk
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