Il bel Paese, terra e fonte di ispirazione per generazioni di artisti, humus creativo di chi è stanco, di chi è indignato, di chi non vuol parlare sempre e solo d’amore. Il bel Paese è anche il primo disco dei Metrodora, band aretina, che originariamente si faceva chiamare Voluntears. La terra toscana, dunque, con la lunga linea che lega i Diaframma agli Zen Circus passando per Benvegnù, è il luogo adatto per definire l’attitudine dei Metrodora. Un pop intelligente, spesso anche ruvido, schizofrenico, in bilico fra le allucinazioni critiche di una nazione “qualunquista” (Capiresentire, Il bel Paese) e divagazioni sfumate di stampo esistenziale (Esiste la felicità, Vuoto).
Ti fanno intuire una pesante catena legata al piede, ti rendono partecipe di un’immobilità di fondo che abbiamo imparato a conoscere. Salvo poi sublimare il tutto in una Semplicità, velata di ironia, che, un po’ Marta sui Tubi un po’ Moltheni, risulta vincente e convincente. C’è tuttavia ancora spazio e tempo per crescere e limare le imperfezioni, per interiorizzare maggiormente i referenti. In definitiva, per osare di più.
(6.7/10)
Scheda: Metrodora
Pubblicazione: 27 Novembre 2011
File under: pop rock
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