Recensione
Vol. II Miriam in Siberia
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psych rock Voti redazione e staff

Miriam in Siberia

Vol. II

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Quanta verve, quanta costanza! Vol. II è una cavalcata impertinente di riverberi psycho-rock, di fluttuazioni wave e di sperimentazioni non sottovalutabili. I Miriam in Siberia si riaffacciano sulla scena con un buon secondo disco, quello delle conferme o delle smentite. Le belle novità sono tutte sul filo teso degli arrangiamenti: una corda tiratissima di reminescenze psichedeliche, che fonde il suo sapore nella Sky Valley dei Kyuss, e sembra alleggerire il peso derivativo dei Verdena.

Otto tracce, fra il caustico e lo sfrenato, con la voce che sembra Neffa con addosso la maglia dei Black Mountain, otto cavalli che giocano egregiamente con i Fender Rhodes, gli Organi Farfisa, che scontano solo un minimo di ripetitività. Seppure non esattamente in teen mood, il quartetto di Caserta sa come affascinare anche gli aficionados e i nostalgici di kuntziana memoria, ma senza dover necessariamente soccombere alla legge del verse-chorus-verse (di cui i Nirvana, citati in Servi i servitori, ci avrebbero saputo dire qualcosa). Un paio di pezzi che spiccano (Moog Stomp e Nova2), qualcuno da scartare (I Fiori di Eleusi e Soldier) per un risultato tutt’altro che scontato. Miriam in Siberia può farsi valere.

(6.7/10)

Pubblicazione: 25 Novembre 2011

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