Recensione
Io sono stato Jerrinez
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punk rock Voti redazione e staff

Jerrinez

Io sono stato

Dizlexiqa

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Orgogliosamente punk, portatori sani di psichedelia antica, figli diseredati di babbo noise e mamma hardcore, cresciuti nel cortile nevrastenico dell'Italia wave-cantautorale cui pure non dispiace sbirciare nei salotti, nelle cantine, nei club dove ancora trovi appiccicate le locandine dei maestri Jannacci, Gaber, De André, Rino Gaetano. I milanesi Jerrinez sono un trio dalla calligrafia non proprio sofisticata, anzi: è più la veemenza che non la sensibilità delle idee comunque disallineate a dettare la direzione. E' un impasto duro da masticare. Sapori che non sempre s'accompagnano giusti. E quei testi che ora declamano taglienti e poi sbraitano senza ritegno né misura.

Punk, dicevamo. Qualche ingenuità di troppo, anche nel missaggio un po' incerto. Punk, santiddio. Ma al netto di questi sostanziosi difetti trovi un senso, una ragione, un colpire al centro della cosa che magari fatichi a trovare altrove, e allora fattene una sega dei livelli a puntino e della coerenza dell'impasto e dei testi ben limati. La frenesia CCCP via Black Flag di L'Orda, l'hard-blues psichedelico tra Afterhours e Giorgio Canali di Gateano (dedicata all'anarchico Bresci e a Clarence Clemons buonanima), il teatrino da Tom Waits strattonato Skiantos di Un prete, il blues-jazz della conclusiva Alla mia nazione (col bravo Guido Mazzon alla cornetta) e quella title track che chiama in causa palpitazioni Nirvana, Marlene Kuntz e l'Agnelli più lirico, sono forse i momenti migliori di un disco nel complesso buono. Con tutti i benedetti limiti cui accennavamo.

(6.8/10)

Scheda: Jerrinez

Pubblicazione: 30 Novembre 2011

File under: punk rock

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Stefano Solventi
Stefano Solventi (Album 2011)

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