Recensione spot
Bani Ahead Slivovitz
Cover image
iperfusion Voti redazione e staff

Slivovitz

Bani Ahead

Moonjune

Bookmark and Share Gallery

Che il jazz italiano stesse vivendo una fase di "illuminazione periferica" - prodigo cioè di boati dal margine che scompaginano l'assodato e travalicano le categorie, portatore sano di intuizioni vitali e generose impudenze con lo sguardo puntato oltre la consueta modellistica afroamericana - lo sapevamo e ne abbiamo parlato. Il caso degli Slivovitz si insinua in questo scenario eppure riesce a stupire. Il settetto partenopeo sforna difatti una terza prova - due anni dopo il buon Hubris, anch'esso per l'etichetta newyorkese Moonjune - di altissimo profilo, nel quale la misticanza di forme, modi e influenze raggiunge un punto di sintesi formidabile.

Un turbine dinamico però mai caotico - o comunque nel segno di un caos organizzatissimo - di vampe e caligini fusion, estro balcanico, umori folk-soul, enfasi prog e ammiccamenti Canterbury, un carosello di baldanzose e viscerali post-modernità capace altresì di scomodare con disinvoltura suggestioni contemporanee E.S.T. (il trasporto obliquo della stupendamente cinematica Fat) e rigurgiti di romanticismo Debussy (tra le perturbazioni ed i tepori sintetici di Opus Focus). Otto tracce in guisa di guizzanti mini-suite, condotte sul filo di un'ispirazione lucida e folle, l'irriverenza torrenziale e genialoide sintomo di una più che sospetta affinità zappiana: emblematica in tal senso la straordinaria title track, innescata da una giga kletzmer e quindi scarmigliata tra marcette folk, funk-jazz teso ed elettricità graffiante fino ad una esilarante svolta da brass band à la Mingus.

Impossibile poi non citare 02-09, metamorfosi ubriacante di ugge radioheadiane, epica indolenzita King Crimson (con una strizzatina d'occhio agli storici concittadini Osanna e al fiabesco pindarico Sigur Ros) e scarto ultra-bop deragliato psych, mentre Cleopatra Through col refolo d'armonica, gli ottoni stentorei ed i cartigli indemoniati di violino sembra una versione etno-world dei più adrenalinici Weather Report. E' il caso di sottolineare che i sette si trovano perfettamente a loro agio anche nelle situazioni più pensose, vedi lo sviluppo bossa dimesso e l'afflato cinematico di Pocho oppure i miraggi psych tra gli umori orientali di Vascello. Ragion per cui il quadro può dirsi completo e deliziosamente eccessivo, deborda oltre la cornice come una festa incontenibile.

Non è facile ipotizzarlo a capofila di qualcosa, ma è già di per sé la dimostrazione di un fare musica che getta cuore, cervello, entusiasmo e talento oltre gli ostacoli vecchi (gli steccati tra i "generi") e nuovi (la polverizzazione dei generi come prassi, quindi la banalizzazione del guazzabuglio stilistico). Un disco che fa strage di alibi. Un gran disco.

(7.8/10)

Scheda: Slivovitz

Pubblicazione: 29 Novembre 2011

File under: iperfusion

| Archivio
Stefano Solventi
Stefano Solventi (Album 2011)

Rss
copertina pdf #91