Recensione
Trauma Post Industrial Boys
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elettronica Voti redazione e staff

Post Industrial Boys

Trauma

Max Ernst

Dub, ambient, elettronica algida, lounge e bossanova, in un cocktail easy listening lucido e razionale. Dietro alle macchine George Dzodzuashvili, musicista dell' ex Unione Sovietica già alla ribalta due anni or sono con l'esordio discografico a nome Gogi Ge.Org - appunto, Post Industrial Boys - e qui chiamato a riconfermare le buone impressioni suscitate a suo tempo.

Per farlo Dzodzuashvili attrezza ben venti i brani, in un' alternanza di voci femminili e maschili, sintetizzatori, bassi pulsanti (Shamzi) e secche liturgie pseudo-psichedeliche (Deer) che richiama in più di un occasione i Kraftwerk  di Trans Europe Express (Two in One, Paradise), Björk  e spaccati sonori mediorientali (Encounter), ma anche artisti lontani anni luce dall'estetica elettronico-minimale propagandata dalla ragione sociale (la cover di Walk On The Wild Side). Accanito sostenitore della semplicità e dell'equilibrio formale, Trauma concede parecchi spunti sia agli estimatori delle inquietudini sintetiche che ai fans dei passaggi atmosferico-danzerecci meno impegnativi, mostrando una propensione al crossover  che sembra non conoscere  momenti di stasi.

(6.8/10)

Pubblicazione: 01 Febbraio 2007

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Fabrizio Zampighi
Fabrizio Zampighi (Album 2006)

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