Recensione
Winter Garden Eraldo Bernocchi, Robin Guthrie, Harold Budd
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ambient wave Voti redazione e staff

Eraldo Bernocchi, Robin Guthrie, Harold Budd

Winter Garden

RareNoise

Sono onde leggere, più simili alle increspature di un lago, a lambire sponde misteriose di un giardino dove fa freddo, sì, ma nel quale permangono tracce significanti del passaggio umano: memorie, chissà, di un futuro anteriore. Ed è solo una delle tante suggestioni possibili per questo raffinato progetto,  che vede coinvolte, per la prima volta insieme, tre illustri personalità. Il musicista e produttore Eraldo Bernocchi (fondatore dei Sigillum S, affiancato negli anni da una lunga ed eterogenea serie di personalità, quali Mick Harris, Toshinori Kondo e Giovanni Lindo Ferretti), qui a curare la parte elettronica; il pianista e compositore Harold Budd, collaboratore – tra le altre cose – di Brian Eno, già con Bernocchi nel 2005 in Fragments From The Inside (SubRosa); il chitarrista Robin Guthrie, fondatore dei pop-dreamers Cocteau Twins, il cui sodalizio con Budd risale invece agli anni ’80.

Ad emergere è un po’ la somma delle tendenze più ambient di ciascun musicista, in perfetto equilibrio e totale democrazia. Il suono è trattato per strati e anelli concentrici, mentre l’incedere nel tempo sembra sottostare alle leggi di una sorta di moto perpetuo, dove la materia evolve all’interno di una tendenziale e reiterata fissità. Il beat non è quasi mai contemplato, il che contribuisce a sospendere tutto in una dimensione onirica, in balia delle scie di una chitarra liquida e lontana, dei larghi rintocchi di piano, e dei soffici drone cosmico-uterini sui quali le armonie sono libere di levitare. A dominare è un senso di pace e leggera malinconia, anche se non mancano episodi di sottile drammaticità (Heavy Heart Some More, White Ceramic), e altri nei quali un’accentuata componente melodica tende quasi alla forma canzone (Winter Garden).

Nel complesso troppa astrazione, forse, e una scarsa attinenza con un “qui e ora” dal quale talvolta è pericoloso prendere eccessivamente le distanze. Ma provate questo disco in meditazione, o al contrario nel traffico, per isolarvi mentre fuori il mondo impazzisce.

 

(7.0/10)

Pubblicazione: 20 Novembre 2011

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Antonio Laudazi
Antonio Laudazi (Album 2011)

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