Fabio Anile, quarantenne pianista romano affascinato dalla manipolazione del suono, propone una musica basata sulle possibilità ritmiche e timbriche degli effetti sample based e sulle rarefazioni del minimalismo americano. Le coordinate stilistiche sono, su stessa ammissione dell'autore, nitide al limite della copia carbone: Anile si rifà all'ibrido tra avanguardia e classicismo che portò i messaggi morse di Alva Noto ad imbastardire il pianoforte di Ryuichi Sakamoto, ripetendone i passaggi granulari su code di forme d'onda classiche, utilizzandone l'evocatività degli attacchi d'inviluppo lunghi e seguendone la strategia obliqua del riempire con assenze.
Il risultato è un EP omogeneo e piacevole pur nella mancanza di coraggio, che lascia un lieve retrogusto amaro in virtù di ciò che avrebbe potuto essere modificando lievemente il modus operandi ed il dubbio di esser stato pensato più per rievocare nel pubblico emozioni già provate in passato (emblematico il jarrettiano duo di accordi Am7 - GM reiterato in Digital Bridges) che allo scopo di lasciare un segno indelebile. Muovendo di poco lo sguardo dalla release list di Laverna e notando un artista come Giulio Aldinucci, classe 1981, può sorgere un pensiero ingeneroso. Certo è che se a Sakamoto son serviti i 50 anni ed una collaborazione per arrivare a Vrioon, allora Anile è ancora giovane e ad un passo dall'essere (musicalmente) se stesso.
(6.8/10)
Scheda: Fabio Anile
Pubblicazione: 24 Novembre 2011
File under: electro avant
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