Non si sentiva la mancanza di Depeche Mode - Touch Faith, diranno i maligni. I testi dei divi del synth-pop anni Ottanta soppesati, analizzati e commentati? Nah, diranno gli altri. I fan più integralisti si stroppiceranno gli occhi, entusiasti e sorpresi dall’operazione. Tutti hanno ragione da vendere, perché se da un lato il pensiero (colorato e sbarazzino) va a Just Can’t Get Enough, il pezzo restante della nostra anima ripensa ai cupi crismi vocali di Black Celebration e via dicendo. A pensarci bene, negli anni i critici hanno preferito abbandonarsi all’influenza – soprattutto – musicale che la band di Basildon ha avuto sulle masse, tralasciando (non dimenticandosi, ma evitando di proposito) l’aspetto lirico contenuto nei testi di Martin Gore, indiscussa luce letteraria del quartetto inglese.
Nonostante le supposte premesse, Antonio Puglia, valido giornalista musicale (Jam, Il Mucchio, Extra, Sentireascoltare.com), compie un’operazione che non sa né di revivalismo fuori tempo massimo né di convulso citazionismo, ma di scoperta cruda e pura; una rivelazione che parte necessariamente dall’analisi filologica dei testi in questione, per poi giungere - infarcendo il tutto con aspetti biografici imprescindibili - ad una rivisitazione in genere secca e lucida: in bilico, leggermente forzata quando si fotografano le liriche degli albori, in definitivo equilibrio se a essere scandagliati sono i testi del decennio della gloria e della distruzione. L’analisi accompagna per mano la maturità del gruppo, e così le influenze quasi inesistenti degli inizi si riversano in arzigogolate indagini o presunte supposizioni (in)capaci di descrivere il quasi nulla letterario (“è solo synth-pop!”) che troppo ammorbidiva le creazioni dell’epoca. Difficile annusare letteratura tra quelle pieghe adolescenti. La lettura si fa estremamente godibile dall’analisi di Some Great Reward in poi, in un viaggio allucinato e documentatissimo tra noia, droghe, ispirazione, preghiere ed espiazione. Si scoprono le parole, oltre alle raffiche di sintetizzatori. Si arriva all’apice, a quella Personal Jesus, figlia del genio e dell’ambiguità. Ci ritroviamo tra le mani un libro sulla vita, sulla crescita umana. Più che testi commentati, vite commentate, verrebbe da dire. Poi tutto scivola via come se fosse una redenzione in presa diretta, esprimibile solo attraverso i testi delle canzoni, così trasparenti e così vivi ma sempre bisognosi di quel filtro, la loro vita, capace di renderli speciali.
L’unica critica, il solo piccolo rimprovero si può fare alla formula utilizzata. Un’analisi generale, più ampia, capace di tralasciare alcuni passi trascurabili, per evidenziarne altri, avrebbe giovato indiscutibilmente, evitando l’analisi di ogni singola canzone (vanno però menzionate come memorabili le tre pagine bianche dedicate a Enjoy the Silence). Ma si tratta di formule, meglio la penna matura e nera di Gore: il romanzo di formazione di tutti noi. Lasciamoci alle spalle citazioni, riferimenti e quant’altro. Meglio concentrarsi sulla loro stanza, la nostra.
2002-2009 SENTIREASCOLTARE music magazine. Registrazione Trib.BO N 7590 del 28/10/05
Editore Edoardo Bridda Direttore responsabile Antonello Comunale Coordinamento Gaspare Caliri
Programming Luigi Pastore Art Karin Andersen Grafica Roberto Piazza Web designing Edoardo Bridda
Info (info at sentireascoltare.com) | Ufficio stampa Alberto Lepri (alberto.lepri at sentireascoltare.com) Teresa Greco (eventi at sentireascoltare.com)
Pubblicità Music Network










