Recensione
Dispel Dances‏ Anstam
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Thrillwave Voti redazione e staff

Anstam

Dispel Dances‏

Perché cercare a tutti i costi l'artifizio tecnico nel processo dubstep quando invece si può riconquistare una composizione più introspettiva spostando il focus su atmosfere ed emozioni funzionali alla profondità e allo spessore comunicativo? È questo il break su cui Zomby ha fondato l'unicità oscura del suo Dedication, e sembra questa anche l'intuizione alla base dell'esordio di Anstam, producer tedesco che era emerso tra il 2007 e il 2009 con un trittico di uscite (Brom, Aeto, Cree) ad investigare buio e spigoli del dubstep del tempo, e che oggi approda alla 50 Weapons dei Modeselektor per un album che, al di là dei formalismi adottati, colpisce perché è pura tenebra tradotta in musica.

Disperazione e paure primitive sono le protagoniste dei momenti migliori del lotto, Watching The Ships Go Down e Black Friesian Monoliths, due pezzi che starebbero da dio come soundtrack per le trasposizioni cinematografiche di Edgar Allan Poe. La luce nera dell'album si stende lungo una hauntology di fantasmi stilistici che va dalla modern classical alla techno (c'è un po' di Magda formato album in To All The Voices), con debordanze noise che si aggrappano all'idm aguzza di certi Autechre (Stone Cold Hug, In The Bull Run), sprazzi kosmische (Handsome Talks The Talk) e iperattivi ricorsi drum'n'bass (Bitten By The Snake). Tutte colonne portanti di un sound comunque fluido e sempre in movimento, che mantiene carattere senza cedere all'imitazione.

Nessun colpaccio ma grande densità e compattezza, che fanno dell'album praticamente un concept di tinte lugubri e pathos horror. Per un nuovo suono che sembra voler spostare l'attenzione dalle forme ai contenuti (lo dicevamo insieme ad Emika) servono meno producers e più compositori. A giovarne è la qualità.

(6.8/10)

Scheda: Anstam

Pubblicazione: 16 Novembre 2011

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