Recensione spot
Dr. Gonzo Crookers
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truzzo fidget Voti redazione e staff

Crookers

Dr. Gonzo

Southern Fried

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Da un’intervista sul sito della Mad Decent (trascrivo senza editare per dare il senso dei personaggi): ‘volevamo divertirci facendo la musica da club come quella che facevamo un po’ di tempo fa. Siamo tornati un pochettino indietro nel discorso musica club, pop, etc. e abbiamo pensato: perché non portare un pochino di divertimento dentro i club invece che le solite concettualizzazioni bellissime che però rompono un po’ i maroni a tutti?’ Da aggiungere ancora: meno featuring e un po’ di sperimentazione con elementi alieni dal ‘solito’ linguaggio musicale si Bot e Phra.

Composto nel giro di un anno e montato in pochi mesi ecco il secondo e magico album dei Crookers: Dr. Gonzo. Una faccia che dice tutto, un po’ Zulu nation, un po’ flyer smiley post-rave. Nella miglior tradizione del duo - che ha sbancato l’anno scorso con Tons Of Friends - esce una creazione che suona fresca anche se ha al suo interno idee e suoni ultraconosciuti e iper-rodati. La filosofia/attitudine di divertimento e disimpegno è quindi una potenziale bomba per la fine anno e per le sorti della musica da dancefloor post anni zero. L’obiettivo è il fun fun fun, se volete le filosofie andate da un’altra parte.

Ma come suona quest’ora scarsa di musica? A parte il solito entusiasmo della prima passata, il minestrone è un ritorno Italo degno dei migliori trascorsi underground del nostro paese, tagliato con l’evoluzione svalvolata delle scorribande della fidget house, cioé con un full remember Novanta sparato nei neuroni. La suite è pronta: Dushi ci va di cut and stop deep con elementi psych (che ricordano i primi Chemical), Wake App e Bust ‘Em Up sono due trip ossessivo fidgety che elevano il Be Stupid di una nota pubblicità ad estetica musicale, Dr. Gonzo Anthem con il feat. di Carli ci va di progressività filtering con inserti tribal, Hummus riporta le percussioni e i suoni dello UK bass - grazie alla collaborazione con Hudson Mohawke - in un piatto da cui attingere per il miglior connubio house da molto tempo a questa parte, Gonzo C.A.M.P. taglia fischietti e ricordi rave attualizzati Major Lazer, Carcola sputa filtraggi alieni con l’aiuto di His Majesty Andre e Lazy Ants, Get The Fuck Off My House è un’anthem oscuro nella tradizione minimal tech house in sillabazioni tiratissime con il featuring di Savage Skulls, Springer si spinge allo scazzo etnico con l’uso del marranzano, Texx ci va di techno e di sublime 8 bit distorta con i featuring di Surkin e Bobmo, Just The End chiude con lo spettro dei Daft.

Il manifesto dissimulato di un truzzismo apparentemente troppo poco serio per esserci, ma che alla lunga si rivela essere stato costruito con ceselli e trucchi da maestri. Astenersi hipster e bohemien post-moderni, qui ci sono salti, sorrisi, svalvolate e pogo. Una conferma per i Crookers, che tornano per un lunghissimo istante all’underground. Senza compromessi o peli sulla lingua, hanno trovato il modo di stare ancora una volta sulla cresta dell’onda. Respect. No dubbio bro’.

(7.8/10)

Scheda: Crookers

Pubblicazione: 04 Novembre 2011

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Marco Braggion
Marco Braggion (Album 2011)

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