La Sera Della Prima
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Genere

Giallo

Durata

85'

Sceneggiatura

Sergio Martino, Ernesto Gastaldi

Cast

Suzy Kendall, Tina Aumont, Luc Merenda, Angela Covello, Conchita Airoldi, Carla Brait, Patrizia Adiutori

Musica

Guido De Angelis, Maurizio De Angelis

Fotografia

Giancarlo Ferrando

Montaggio

Eugenio Alabiso

Data

28 Novembre 2011

Uscita Film

Gennaio 1973

trailer

I corpi presentano tracce di violenza carnale

Sergio Martino (Italia, 1973)

Un film a suo modo leggendario per via dell’indimenticabile titolo I corpi presentano tracce di violenza carnale, reso ancora meglio nella versione statunitense con il superlativo Torso (Più sciatta la versione internazionale con Carnal Violence). Per altro il titolo avrebbe dovuto essere I corpi NON presentano tracce si violenza carnale, ma quel vecchio marpione di Carlo Ponti, pensò bene che il “NON” sarebbe stato commercialmente controproducente. Considerato l’ultimo giallo diretto da Martino, I corpi… per chi scrive è il vero antesignano indiscusso dello slasher. Generalmente come capostipite ispiratore viene sempre preso in considerazione Reazione a Catena, film di Mario Bava del 1971, che tende a condividere questo ruolo con il film di Bob Clark, Black Christmas, altro lavoro del 1974, ma basta dare un rapido sguardo a Torso per accorgersi di alcune cose: 1. Il maniaco è mascherato per quasi tutto il film. 2. c’è un gruppo di ragazze avvenenti e sessualmente molto spregiudicate che ad un certo punto del film si trovano isolate. 3. una di queste, la più vecchia e saggia, se la contende con l’assassino in un vero e proprio ruolo da Final Girl. 4. il film è ambientato magistralmente nella provincia italiana (Perugia nella prima parte, Tagliacozzo nella seconda) restituendo quel giusto tocco rupestre che ci vuole. 5. l’assassino ha evidenti pulsioni sessuali.

Tutti questi elementi verranno poi presi in prestito in modo letterale negli slasher americani degli anni successivi. Nonostante il fatto che il film appaia un po’ datato, il lavoro di Martino appare ancora oggi notevole. Non lesina in momenti gore e dettagli sexy. Sa far crescere la tensione e soprattutto contestualizzare il rapporto vittima-carnefice, al punto che nella seconda parte del film, tocca vette claustrofobiche alla Aldrich (in questo senso la trovata della chiave, è un vero tocco di classe in quanto a crudeltà). Insomma, Torso è un giallo fino ad un certo punto, per questo un Mereghetti che fa notare come si capisca dopo dieci minuti chi è l’assassino non può che lasciare abbastanza indifferenti. Molti elementi del giallo rimangono, anche a livello iconografico (la mano guantata, la bambola macabra, la luce riflessa sulla lama del coltello), ma qui si va oggettivamente a parare da un’altra parte. Nello slasher appunto. In questo senso la scena madre del film è il secondo omicidio nel boschetto. La splendida Conchita Airoldi, evidentemente strafatta dopo un festino in cui tutti si fanno di canne, droga e rock’n’roll, esce fuori dal casolare sede del baccanale e si inerpica nel boschetto a due passi, incontrando l’assassino che non aspettava altro. La scena girata di giorno, credo intorno all’alba, viene ammantata di ombra con il classico effetto notte. Quindi le luci sono del tutto particolari e oniriche.

Conchita Airoldi ci fa poi addentrare nello splendido harem del film. Che le allusioni sessuali siano evidenti, tanto a livello di sceneggiatura quando a livello grafico, lo si capisce immediatamente già dai titoli di testa, con una session fotografica hard, virata in sfocatura (ma non nella versione statunitense). Da qui in poi si passa a descrivere le splendide donne del film una ad una:

Patrizia Adiutori. Una presenza notevole, uno sguardo intenso, un corpo di tutto rispetto. Generalmente relegata in ruoli di corredo, la si ricorda nel classico di Zurlini, La prima notte di quiete,  nel giallo di Alfonso Brescia Ragazza tutta nuda assassinata nel parco e in un altro classico di Martino Giovannona coscialunga, disonorata con onore. Questa in Torso è la sua ultima apparizione sullo schermo stando alla scheda di imdb. Un vero peccato per come va a finire (nel film).

Conchita Airoldi. Dall’informatissimo Profondo Thrilling, è possibile trarre una biografia abbastanza dettagliata. La splendida Conchita nasce in Colombia e la si nota già in un altro film di Martino, Lo strano vizio della signora Wardh oltre che ne La Cugina di Aldo Lado. Poi prende una strada tutta sua in veste di produttrice. In questo film è la protagonista della sequenza migliore. Uno sguardo che non si dimentica. Sia quando si fa civettuola e maliziosa (come nella sequenza in cui stuzzica il venditore ambulante mostrandogli le gambe) sia quando si perde nel boschetto, un po’ svagata, strafatta, perduta. Indimenticabile.

Carla Brait. E’ la negretta protagonista del balletto sexy e della seguente e appena abbozzata scena lesbo con Angela Covello. Un volto già apparso nel thrilling italiano con Perché quelle strane gocce di sangue sul corpo di Jennifer? e L’etrusco uccide ancora. Poi appare in Fuga dal Bronx di Enzo G. Castellari. E’ inutile dire che qui porta una carica erotica/esotica del tutto personale.

Angela Covello. Splendida. Non molto valorizzata in questo film, a parte il timido accenno saffico con Carla Brait, ma un volto e un corpo che certamente aiutano ad aumentare la carica erotica del film. Non a caso interprete di diversi decamerotici. Chissà cosa fa oggi.

Tina Aumont. Un mito. Ci sarebbero troppe cose da dire su di lei. In questo film è la vera Pandora che manda in rovina tutte le altre. Lo sguardo di Tina Aumont è di quelli che pietrificano. La vedi una sola volta e sei già morto.

Suzy Kendall. Oh Suzy Kendall! Di donne come lei non c’è più traccia da troppo tempo. Oltre al fatto di essere uno dei volti più belli che l’horror/thriller anni ’70 ci abbiano dato (L’uccello dalle piume di cristallo, Spasmo) Suzy è capace di rendere il ruolo di scream girl assediata dall’incubo, senza mai perdere una traccia della sua connaturata eleganza britannica. Tutta la seconda parte di Torso senza di lei, avrebbe perso parecchio. Forse troppo.

Le attrici femminili del film sono queste e lo rendono speciale. Gli attori maschi, John Richardson, Luc Merenda, Roberto Bisacco, sono null’altro che dei comprimari. Forse è anche per questo e per la sua inevitabile carica misogina, che il film vanta tra i suoi più illustri sponsor Robert Rodriguez e Eli Roth, che per carità, non vuol dire un bel niente, ma fa certamente capire come robe tipo Hostel siano state pensate, elaborate ed ideate.

copertina pdf #91