Nel mondo dei ''giovani music maker'' che si fanno le ossa, prima di esordire con un disco tutto loro, come turnisti per artisti già affermati, quello che sicuramente non manca è la sapienza produttiva. Quello che invece manca spesso è quello scatto in più (leggi gusto melodico, personalità dello stile) che faccia andare oltre il pur impeccabile esercizio costruttivo, oltre il pur generoso saggio tecnico. Ecco, è questo essenzialmente, pur con tutte le diversità del caso (ma è questo il parallelo che ci è subito venuto in testa), che distingue l'esordio del pur bravissimo Jules Chaz (del giro dei Cobblestone Jazz; bravissimo davvero, ma un po' troppo derivativo) da quello di Jonti, già collab di Mark Ronson e Santigold, al suo debutto sulla mai troppo lodata Stones Throw.
La musica di Jonti, pur dichirando le proprie fonti (le produzioni di Madlib, l'etereo indie degli Stereolab, gli anni Sessanta solari, barocchi e vocali di Free Design e Beach Boys; ma anche il collagismo, la sperimentazione sui materiali e la complessità-travestita-da-semplicità del videomaker Norman McLaren), riesce a venire fuori con stile e soprattutto personalità, realizzando un'idea di musica pop contemporanea e dinamica (ed essenzialmente strumentale), magari rivestita - attorcigliata, come da titolo - da tutti gli skills produttivi del momento, ma colorata, godibile, fischiettabile: fresca come un futto tropicale.
Jonti crea dei quadretti wonky eleganti, psichedelici ed esotici per i quali non si può non usare l'aggettivo delizioso: dalle carinerie fiatistiche-tastieristiche di Nightshift in Blue, all'exotica languida di Batmilk, passando per l'inciso alla Penguin Cafe Orchestra - ovviamente wonkyzzata - di Firework Spraying Moon e i Residents/James Pants di Spooky Sport. Davvero un bell'esordio, consigliato tanto agli amanti delle produzioni strumentali post-HH quanto agli indie e ai fricchettoni.
(7.4/10)
Scheda: Jonti
Pubblicazione: 01 Novembre 2011
File under: wonky / sunshine pop
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