Recensione
Island Of Ayle Hawnay Troof
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hip-hop folie Voti redazione e staff

Hawnay Troof

Island Of Ayle

Retard Disco

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Un demente, Hawnay Troof. Un giullare. Un buffone. Un guitto dall’incedere clownesco. Ma non uno sprovveduto, anzi. Incarnazione giocosa e gioiosa di Vice Cooler, a.k.a. mille altri nomi veri e/o presunti, HT è elettronica e disarmo, hip-hop bianco e demenza senile, mc, big beats, electroclash e devozione carnascialesca ai padri del genere.

Che poi a stringere sono due o tre. La sorellina Peaches, i padrini Beastie Boys e i cuginetti immigrati Cypress Hill. Di questi ultimi copia e omaggia sarcasticamente l’incedere ubriaco e sfatto (Connection), dei tre newyorchesi il gusto per la dissacrazione e l’azione diretta via serrato rap corale (Two Weeks Bruise; Oblivions), della sorellina la volgarità esposta e la predilezione per un clash di input diretto e senza riguardi. Aggiungete un gusto particolare per grezzume a techno grana grossa e volgarotta (Water; Venus Venus Piper), un amore particolare per travestimenti totalmente idioti e la capacità di rielaborare una sorta di funk-punk cafone anni 00, alla Gravy Train!!! per intendersi, (The Gods Are Crazy) e avrete Islands Of Ayle.

Ne parliamo approfonditamente in altre parti della rivista, ma per comprendere la stima e la centralità di Cooler nella California odierna basterà sapere che partecipano a vario titolo Randy Randall (No Age), Mary Pearson (High Places), Jamie Stewart (Xiu Xiu), Jenny Hoysten (Erase Errata) e Carla Bozulich. Non eccelso, ma divertente.

(6.2/10)

Scheda: Hawnay Troof

Pubblicazione: 05 Ottobre 2008

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