Recensione spot
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Genere

Ambient-house

Data di uscita

Ottobre 2011

Pubblicazione

28 Ottobre 2011

BNJMN

Black Square

Rush Hour

L'apparizione di Ben Thomas sotto il moniker BNJMN era avvenuta in grande stile all'inizio di quest'anno con Plastic World, notevole panoramica house ad ampio raggio che coniugava coscienza della tradizione '90s e buona autorevolezza rielaborativa: le tracce lì contenute erano state realizzate nel corso degli ultimi anni e spaziavano tra microhouse, idm, tastierismi e ponti ambient con un'agilità e uno spessore tali da farlo sembrare il più naturale degli eredi dell'Actress di Hazyville. Ora però Black Square è già il secondo full-lenght in meno di un anno, con i nuovi inediti a dipingere l'immagine definitiva del producer britannico e tracciare una linea evolutiva di rilevanza superiore. E la faccenda inizia ad essere estremamente seria.

Delle varie ipotesi aperte nel disco precedente BNJMN fa sbocciare quella più cerebrale e psicotropa, trovando la migliore delle sintesi tra il Nathan Fake più contemplativo e l'Arandel più minimale: l'olimpo della ambient music moderna che studia l'arte del loop alla ricerca dell'effetto ipnotico più suggestivo (vedi Wisdom Of Uncertainty che rielabora irreprensibile le recenti ricerche di The Field). L'album è attentissimo a mantenere saldi gli equilibri tra vuoto e materia, stendendo ad esempio tessuti cosmici sui tappeti micro-glitch di Primal Pathways (Four Tet meets Massimiliano Pagliara) o rimediando alle parentesi naturalistiche più soft ambient (Black Square e l'armonia Global Communication) con un maggior vigore house (Open The Floodgates è praticamente deep).

Il beat soffuso sta diventando sempre più il partner ideale della nuova ambient, così tagliato per donare sensualità ad atmosfere che altrimenti rimarrebbero troppo legate alla discendenza idm (ecco allora Lava, che i nineties li conosce bene ma vuol lasciarseli alle spalle). È il terreno ideale su cui possono giocare i più ambiziosi ricercatori del suono: si lavora sul dettaglio con precisione scientifica, per catturare l'ascoltatore nelle suggestioni astratte ed avvolgerlo nel calore indotto, un movimento impercettibile e si rasenta la perfezione. Qualcosa a cui hanno ambito in tanti, da Murcof a Deepchord fino all'ultimo dei John Roberts, per poi scoprire che il manifesto estetico lo scrive un ventenne appartato un centinaio di chilometri fuori Londra. Troppa, troppa grazia.

(7.4/10)

Scheda: BNJMN

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Carlo Affatigato
Carlo Affatigato (Album 2011)